Search

La porchetta è il vero simbolo dello street food italiano

Quella del venditore di panini con la porchetta è una figura che compare perfino nelle pagine di un grande scrittore italiano come Carlo Emilio Gadda. Nel suo Quel pasticciaccio brutto de via Merulana, infatti, risuona “La porca, la porca! Ciavemo la porchetta signori! La bella porca de lriccia”, richiamo con cui i venditori ambulanti attiravano i passanti nelle vie di Roma.

La porchetta, il panino farcito con la sua carne tagliata al coltello, è uno dei cibi più popolari della tradizione italiana, anche se – in origine – fu uno dei cibi per eccellenza delle famiglie della nobiltà romana. Il suo consumo si associa sia ai venditori ambulanti, quindi mangiata per strada, sia alle “fraschette”, consumata quindi nelle tipiche osterie dei Castelli Romani, accompagnata da un bicchiere di vino rosso.

Una preparazione d’antica tradizione

La porchetta è preparata con un maiale intero, che viene svuotato, disossato e condito, costituendo un pasto ideale per la cosiddetta “merenda in cantina”. Per tradizione consolidata, è associata ai venditori ambulanti, sempre pronti a essere presenti in luoghi di particolare afflusso di persone: feste di paese, fiere, mercati.

La sua preparazione prevede l’utilizzo di un maiale di un anno del peso massimo di un quintale, che viene riempito di condimento composto da sale, pepe, aglio, rosmarino o finocchio selvatico. Dopo l’imbottitura, la porchetta viene infilata su un bastone e legata con uno spago, per essere poi messa al forno dalle due alle cinque ore.

Questa leccornia va consumata nel giorno stesso dell’acquisto, ed esprime il meglio di sé quando è tiepida, quindi mangiata immediatamente nel panino, presso il venditore ambulante o “porchettaro”.

La freschezza della porchetta si riconosce dalla croccantezza della crosta, quindi dalla pelle del maiale. I panini vengono imbottiti sia con la carne della porchetta sia con la crosta, serviti in carta paglia.

Le “Terre della Porchetta”

La “cultura della porchetta” si estende su un’area compresa da quattro regioni italiane: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. La città di Ariccia, nei pressi di Roma, rivendica la vera origine della porchetta e, di conseguenza, dell’apprezzatissimo “panino con la porchetta”. Tanto da aver contribuito a scrivere il disciplinare che ne regola la produzione, ottenendo il riconoscimento IGP.  Nell’Alto Lazio la si fa risalire all’epoca degli Etruschi. Anche l’Umbria vanta una forte tradizione in fatto di porchetta, e rivendica la sua nascita nella città di Norcia – da cui i famosi Norcini – rinomata per gli allevamenti di maiali fin dai temi dei Romani.

panino-porchetta-italiantraditions

I Comuni di Costano, Pantalla, Collepepe ed altri si contendono la palma dell’eccellenza. In questa zona, tra l’altro, si tiene ogni anno PorchetTiAmo, un Festival delle porchette d’Italia che attira da dieci anni tutti i più importanti  “porchettari” con i loro “food trucks”. Tuttavia, la presenza di una tradizione in fatto di porchetta è presente anche  in Romagna e nella provincia di Ferrara, e in Sicilia. Nell’alto Lazio, invece, l’origine della porchetta viene collegata addirittura agli Etruschi. In Abruzzo, a Campli, esiste un documento, risalente al 157, che regolamentava la preparazione, la cottura e la vendita di questa prelibatezza. Altre fonti, invece, affermano che la porchetta avrebbe origine nel paese di Poggio Bustone, nella provincia di Rieti…

Sagre e fiere

Mercati e fiere sono i luoghi dove, tradizionalmente, sono presenti i venditori ambulanti di porchetta. Inoltre, alcune sagre sono espressamente dedicate alle porchetta. Le sagre di Ariccia e di Monte San Savino, che si tengono a settembre, la sagra di Costano ad agosto, e quelle di San Terenziano e Poggio Bustone sono quelle più famose e rinomate per gli estimatori di questa leccornia.

Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Close
Your custom text © Copyright 2018. All rights reserved.
Close