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Ponte Vecchio Bassano del Grappa, simbolo di resilienza

Ponte Vecchio Bassano del Grappa

Sul ponte di Bassano, là ci darem la mano“. Inizia così un canto popolare della città di Bassano del Grappa che racconta l’attaccamento degli abitanti al Ponte Vecchio, simbolo della città e al tempo stesso di resilienza e rinascita. Tre volte distrutto e tre volte ricostruito, il Ponte Vecchio conserva la sua architettura da ormai quasi 500 anni, testimone di guerre e passaggi di persone.

Interamente coperto in legno, con i pilastri che affondano nelle gelide acque del Brenta è il Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, conosciuto anche come Ponte di Bassano o Ponte degli Alpini. Considerato come uno dei ponti più caratteristici del Veneto e d’Italia. Il Ponte Vecchio risale al 1567, su progetto di Andrea Palladio e, nel 2019, è stato proclamato monumento nazionale con la Legge n. 65 del 5 luglio 2019.

Si tratta di un ponte, per l’appunto, in legno lungo 58 metri e alto 11, la cui costruzione sembra richiese circa due anni, sebbene fu poi ricostruito diverse volte a causa di improvvisi crolli. Il Ponte Vecchio è il simbolo della città di Bassano del Grappa, tanto che ad esso è dedicato anche un antico canto popolare locale che narra l’attaccamento dei abitanti alla città.

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L’antenato del Ponte Vecchio

Una via di comunicazione che desse modo alla città di Bassano del Grappa di essere collegata con Vicenza esiste dall’alba dei tempi. L’attraversamento sul Brenta era una risorsa importantissima per facilitare il commercio e gli scambi con le città limitrofe, senza doversi affidare ad imbarcazioni che risentivano notevolmente delle condizioni meteorologiche del fiume.

Proprio per questo, già prima dell’edificazione del Ponte Vecchio che conosciamo oggi, era già presente una struttura in legno e coperta da un tetto. Tuttavia, questa struttura fu più volte danneggiata. Dapprima da un’inondazione, poi da un incendio per mano delle truppe francesi nel 1511, per poi cedere completamente nel 1567 a seguito di una piena del fiume che travolse completamente tutta la struttura.

Il progetto di Andrea Palladio

A seguito del crollo, l’architetto Andrea Palladio fu coinvolto immediatamente nel progetto del nuovo ponte. Progettò prima un ponte in pietra di stampo romano, con tre arcate e molto diverso dal precedente. Tuttavia, questa proposta non dovette piacere molto agli abitanti e a chi di dovere, che impose all’architetto di ripristinare la struttura originale del ponte.

Circa due anni dopo, l’architetto presentò il nuovo progetto: un ponte in legno che richiamava la struttura precedente ma decisamente innovativo grazie all’uso di materiali più resistenti. Nella versione di Palladio, l’architrave era retto da colonne tuscaniche e la copertura a due falde era formata da capriate in legno.

Il ponte era formato da cinque campate lunghe circa 13 metri e poggiava su quattro piloni intermedi e su due spalle laterali. I piloni, a differenza della struttura preesistente, avevano una forma idrodinamica che avrebbe dovuto consentire al ponte di rimanere in piedi e resistere anche alla piena del fiume Brenta.

Sul Ponte di Bassano Andrea Palladio creò la sua la piazza
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Il crollo, la ricostruzione e il ruolo nella prima guerra mondiale

Il ponte costruito da Palladio si conservò per quasi 200 anni, tuttavia crollò a seguito della piena del fiume nel 1748, per essere poi ricostruito da Bartolomeo Ferracina.

La storia del Ponte Vecchio, però, continua ad essere travagliata e nel 1813 fu incendiato e nuovamente distrutto, questa volta Eugenio di Beauharnais e ricostruito di nuovo nel 1921 da Angelo Casarotti.

Il Ponte Vecchio ebbe un ruolo molto importante nella prima guerra mondiale, dato che servì come passaggio per le truppe italiane dirette a difendere l’altopiano dei Sette Comuni.

L’ultima ricostruzione e la leggenda del ponte costruito dagli Alpini

Tuttavia, il ponte venne raso al suolo per la terza volta nel 1945 a causa di un’esplosione per mano di un gruppo di partigiani. A seguito di questa ennesima – e ultima – distruzione, il ponte venne nuovamente ricostruito ed inaugurato nel 1948 alla presenza dell’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.

Da questo avvenimento nasce la leggenda secondo cui il ponte sia stato ricostruito dagli Alpini. Sembra infatti che gli operai della ditta che effettuò la restaurazione fossero figli di Alpini e lavorassero alla ricostruzione del ponte indossando il tipico cappello con la piuma.

Da allora, il ponte dovette subire solo alcuni interventi di restaurazione, periodici e straordinari, rimanendo uno dei principali simboli di resilienza e unità del nostro Paese.

Una domenica a Bassano del Grappa – Posto finestrino
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Immagine di Copertina: inItalia

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