Nata dopo la terribile peste del Cinquecento, la celebrazione unisce il
pellegrinaggio verso la Giudecca, le barche addobbate, i sapori veneziani e i
fuochi che illuminano il Bacino di San Marco.
Ogni estate Venezia dedica una delle sue notti più attese a un voto pronunciato quasi 450 anni
fa. Italian Traditions ripercorre la Festa del Redentore, una ricorrenza profondamente
legata alla storia cittadina, nella quale il ricordo della peste, la devozione religiosa e le
consuetudini popolari continuano a convivere.
Le sue origini risalgono all’epidemia che colpì la città lagunare tra il 1575 e il 1577. Il contagio
provocò più di cinquantamila vittime, oltre un terzo della popolazione cittadina stimata
all’epoca, mettendo in grave difficoltà una capitale commerciale abituata a governare rotte,
traffici e territori. Di fronte all’avanzare della malattia, il 4 settembre 1576 il Senato della
Serenissima stabilì di costruire una chiesa dedicata a Cristo Redentore, impegnandosi a
raggiungerla ogni anno con una solenne visita di ringraziamento qualora la comunità fosse
stata liberata dal flagello.
Il progetto venne affidato ad Andrea Palladio e la prima pietra fu posta nel maggio del 1577
sull’isola della Giudecca, nell’area occupata dai frati cappuccini. Nel luglio dello stesso anno,
quando l’epidemia poteva ormai considerarsi conclusa, le autorità veneziane e la popolazione
raggiunsero il luogo sacro mediante un collegamento provvisorio formato da imbarcazioni
affiancate. Da quella processione nacquero sia la festa sia la tradizione del ponte votivo. La
chiesa, terminata dopo la morte di Palladio e consacrata nel 1592, sarebbe diventata uno dei
maggiori esempi della sua architettura religiosa.
Affacciata sul Canale della Giudecca, la Basilica del Santissimo Redentore si riconosce per
la facciata bianca, composta mediante l’intersezione di forme ispirate ai templi classici, e per
la grande cupola che domina il profilo della riva. L’interno risponde alle esigenze di sobrietà
dei cappuccini, con una navata ampia e luminosa, cappelle laterali e una successione di
ambienti studiata per accompagnare lo sguardo verso l’altare. La chiesa è la testimonianza
concreta dell’impegno assunto dalla Repubblica e il punto verso cui continua a dirigersi il
pellegrinaggio annuale.
Oggi il collegamento è una struttura galleggiante di legno e acciaio che unisce le Zattere alla
sponda opposta. Nel 2026 il ponte, lungo 334 metri, viene inaugurato venerdì 17 luglio alle
19 e aperto al pubblico dalle 20. Per alcuni giorni modifica la geografia abituale della città,
consentendo di raggiungere a piedi l’isola, che l’ampio canale separa normalmente dal centro
storico. Camminare sull’acqua verso la basilica rimane uno dei gesti più significativi del
Redentore: un percorso compiuto da fedeli, residenti e visitatori che ripete, con materiali
moderni, quello effettuato nel 1577.
La sera del sabato appartiene soprattutto alla dimensione popolare. Fin dal pomeriggio le
barche raggiungono il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca, spesso decorate con
frasche, palloncini, luci e festoni. A bordo si preparano tavole improvvisate, mentre sulle rive,
nelle altane e nei cortili dell’isola le famiglie organizzano cene che proseguono fino a notte.
Tra le pietanze associate alla ricorrenza compaiono le sarde in saor, conservate con cipolle e
aceto, i bigoli in salsa, i bovoleti con aglio e olio e l’anatra ripiena; l’anguria, fresca e facile da
condividere, accompagna tradizionalmente l’attesa dei fuochi.
Il momento culminante arriva alle 23:30 di sabato 18 luglio. Per l’edizione 2026 sono
annunciati più di seimila effetti pirotecnici, visibili dalle rive e dalle imbarcazioni disposte
nelle aree autorizzate. Le esplosioni si riflettono sull’acqua e fanno risaltare, uno dopo l’altro,
il Palazzo Ducale, la Punta della Dogana, l’isola di San Giorgio Maggiore e la facciata del
Redentore.
La domenica riporta in primo piano le cerimonie religiose e la tradizione remiera. Il 19 luglio
2026 il Canale della Giudecca ospita le Regate del Redentore: alle 16 gareggiano i
giovanissimi sui pupparini a due remi, seguiti alle 16:45 dalla competizione sulla stessa
imbarcazione e, alle 17:30, dalla regata sulle gondole a due remi. Alle 19 la Santa Messa
votiva nella basilica, presieduta dal patriarca Francesco Moraglia, rinnova formalmente
l’impegno assunto dalla Serenissima nel XVI secolo. Nel corso del fine settimana, le iniziative
coinvolgono anche Pellestrina, Malcontenta, Gazzera, Asseggiano e Marghera, confermando
la partecipazione dei diversi territori veneziani.
Per assistere ai fuochi dalle aree predisposte a San Marco, alle Zattere e alla Giudecca è
richiesta la prenotazione, così come per l’ingresso delle imbarcazioni nelle zone di sosta
organizzate. Gli accessi vengono regolati mediante settori e fasce orarie, con limitazioni
temporanee alla circolazione pedonale e acquea. Sono misure necessarie per una serata
capace di richiamare un pubblico numeroso.
La Festa del Redentore incarna così una rara continuità tra la Venezia della Repubblica e
quella contemporanea. Il ponte viene smontato, le barche lasciano il Bacino e le luci si
spengono, ma ogni anno il voto si rinnova attraverso gli stessi luoghi e gli stessi gesti. È in
questa fedeltà, più ancora che nella grandiosità dei fuochi, che si riconosce il legame della
città con una celebrazione nata durante una delle sue prove più dolorose e trasformata in una
notte di devozione, incontro e vita veneziana.



