

Questo dolce può essere consumato liscio, o condito con zucchero a velo, cioccolato, alchermes, miele. Con il passare del tempo la ricetta ha subito dei cambiamenti, per lo più per esigenze alimentari o di dieta. Se ne trovano varianti cotte nell’olio invece che nello strutto o, come anticipato, al forno. In più, alla farina comunemente usata si può sostituire quella integrale ed esistono anche ricette per i vegani e per le persone celiache. Per i primi, quindi, niente strutto, burro e uova, ma fecola di patate e olio extravergine di oliva; per i secondi si può usare una farina senza glutine. Come anticipato, questo dolce è conosciuto con nomi diversi in varie parti d’Italia.

A Roma, Viterbo, Perugia e Ancona si chiamano frappe, dal francese antico frape, che significa frangia (i bordi frastagliati di questo dolce), sfrappe nelle Marche, sfrappole a Bologna. Galani a Venzia, dallo spagnolo gala, usato anche da Goldoni per intendere una guarnizione, un fiocco da mettere in occasioni mondane. Fra i tanti nomi, poi, si segnalano le meraviglias sarde, nome probabilmente di derivazione spagnola che identifica questo dolce bello da vedere.




