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Le origini del caffè

La pianta del caffè appartiene al genere Coffea, della famiglia delle Rubiacee. Dai semi di questa pianta, tostati e macinati, si ottiene la bevanda più conosciuta a consumata al mondo: il caffè. Il nome deriva dall’arabo “qahwa”, che in origine si riferiva ad una bevanda prodotta dal succo estratto di alcuni semi che provocava effetti eccitanti e stimolanti.

Dal termine “qahwa” si passò alla parola turca “gahvè”, riportata in italiano con “caffè”. Alcuni pensano, invece, che il termine si possa far risalire alla regione di Caffa, nell’Etiopia sud-occidentale, dove si coltiva la pianta del caffè. Le origini non sono note, e la sua storia è intrisa di numerose leggende. Secondo la leggenda più conosciuta, tutto ebbe inizio nel IX secolo, in Abissinia, l’attuale Etiopia. Un pastore che viveva nella provincia di Kaffa si stupiva del fatto che le sue capre non riuscissero a dormire la notte. Non sapendo cosa fare, si rivolse ai religiosi di un vicino monastero, che svelarono l’arcano: alle capre piaceva mangiare i frutti simili a ciliegie di una strana pianta – l’arbusto di caffè. Spinti dalla curiosità scientifica, i monaci prepararono un infuso con queste bacche e dopo aver bevuto la bevanda si sentirono pervasi di energia. Le sue capacità eccitanti furono presto sfruttate in ambito religioso per le veglie notturne e fu molto apprezzata dai mistici sufi nello Yemen, già intorno al 1450.

Sappiamo che il caffè si diffuse sicuramente dapprima nel mondo arabo, poi in Europa. Nel XV secolo, la conoscenza di questa bevanda si estese nel Medio Oriente fino a Istanbul, dove il suo consumo avveniva abitualmente nei luoghi d’incontro dell’epoca. Grazie ai suoi rapporti con l’Oriente, Venezia fu la prima città a introdurre il caffè in Italia. Nel XVII secolo si diffuse in Inghilterra e in Francia, e da allora la crescita fu esponenziale tanto che nel Settecento ogni città d’Europa possedeva almeno un caffè. Il genere Coffea comprende oltre 100 specie, ma quelle riconosciute importanti ai fini commerciali sono solo una decina. Tra queste, le più diffuse sono la Coffea arabica (conosciuta come “l’arabica”), la Coffea canephora (conosciuta come “robusta”) e la Coffea liberica.

Il caffè ricavato dall’”Arabica” si presenta come un caffè corposo e ricco di aroma, dal sapore dolce, dalla crema color nocciola e una gradevole punta di amaro; quello ottenuto dalla “Robusta”, invece, è un caffè più leggero e meno corposo, e il suo gusto richiama spesso i sapori e i profumi della terra d’origine, l’Africa. Secondo le statistiche dell’International Coffee Organization, i maggiori produttori mondiali di caffè sono, in ordine d’importanza, il Brasile, il Vietnam, la Colombia e l’Indonesia. Seguono, con ordine variabile secondo le annate, Messico, Guatemala, Honduras, Perù, Etiopia e India.

L’Italia in una tazzina. A Italian Traditions la Campania profuma di caffè: assaporala nell’ IT5 della settimana.
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