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Sulle tracce di ‘Blown Wind’, il brand giovane che vuole volare alto

Ero in viaggio, sul treno per Milano, per recarmi alla sede di Italian Traditions per parlare di start up italiane. Sul sedile accanto a me si siede un ragazzo molto alto e molto giovane; apre immediatamente il suo Mac, collega il suo i-Phone e si mette a lavoro. Di sbieco, mi cade l’occhio sulla pagina aperta dal suo browser e vedo scorrere un lookbook di moda. Mi incuriosisco, soprattutto da donna, ma anche da giornalista, e così comincio a fargli qualche domanda.

Alessandro Solombrino ha poco più di vent’anni e subito mi spiazza, dicendomi che non solo si interessa di moda, ma che quella che vedo è la ‘sua’ moda. Da pochi anni ha creato un suo brand, con un caro amico, e ora vogliono espandersi. Oggi Blown Wind èp tra le start up italiane che hanno scelto Milano come sede del proprio headquarter, anche se il giovane imprenditore quella sera tornava a Napoli, la sua città. Dove tutto, un giorno, è cominciato.

Nulla di più invitante che chiedergli di raccontarmi la sua storia e quella della sua start up.

La prima cosa che ho domandato ad Alessandro, tanto per farmi un’idea, è qual è stato il loro investimento iniziale per la creazione di Blown Wind e della start up. E Alessandro, di nuovo, mi spiazza

“Non ci crederai, ma abbiamo investito solo cinquanta euro ciascuno. Un giorno, col mio socio Ezio Prato, abbiamo deciso di acquistare 10 t-shirt semplici, per poi personalizzarle. Le abbiamo subito vendute agli amici, utilizzando come unico strumento di comunicazione Facebook. E sempre tramite i social abbiamo cominciato a trasmettere ad altri tutta la nostra passione e una nostra prima idea di come vestire nei momenti di svago, conquistandoci in breve tempo un bel numero di ammiratori.”

Una start up non è solo una scommessa su se stessi, ma anche sul futuro di questo Paese. Qual è il tuo pensiero?
“Sì, oggigiorno creare start up italiane è una scommessa. Considerato il periodo economico non ottimale che il nostro Paese sta attraversando, le difficoltà in effetti sono tante. Ma resto fiducioso, perché noi Italiani abbiamo una marcia in più, e specialmente nel campo della moda. Siamo storicamente i più seguiti e apprezzati nel mondo, e questo aiuta anche noi giovani ad essere ascoltati e a poter dire la nostra.”

Come sono stati gli inizi?
“A dire il vero, non sono stati difficili. Abbiamo cominciato per gioco e all’improvviso ci siamo trovati catapultati in una realtà estremamente dinamica e concreta, che è diventata sempre più grande, oltre ogni nostra più rosea previsione.”

E poi?

“Poi pian piano abbiamo creato il nostro marchio. A quel punto, per farci conoscere è stato fondamentale investire nel marketing: utilizzando Fashion Blogger sui social e tappezzando le aree più idonee della nostra città di grossi cartelloni pubblicitari; e poi naturalmente organizzando sfilate.

Oggi riusciamo ad esprimerci appieno, comunicando con discreto successo cosa è per noi il movimento modaiolo del momento.”

Immagino che un nuovo brand debba trovare un modo di distinguersi, per imporsi sul mercato delle start up italiane. Qual è il vostro?

“La cosa che ci siamo prefissi fin da subito è stata naturalmente quella di renderci riconoscibili tra le start up italiane e non solo. E in questo l’ideazione del marchio è di fondamentale importanza, Noi abbiamo puntato su ‘BLOWN WIND’, che è appunto il nome del brand, e che vuol dire ‘Aria Di freschezza’, simboleggiata sul piano grafico da un aeroplano di carta che punta verso il cielo.
Ci siamo distinti anche negli outifit proponendo, ormai da 5 anni, un look che si fonda su delle stampe ‘Animalier’. Per noi ogni animale ha un proprio aggettivo che lo caratterizza: Be Hunter, Be Brave, Be Principal, Be Rock, Be Rebel. Sono i punti di forza del Brand. Ciascuno può riconoscersi in qualcosa, a cui si senta in qualche modo di ‘assomigliare’. E nella società di oggi riconoscersi e farsi riconoscere è una leva nevralgica nelle relazioni e nella socializzazione, soprattutto tra i giovani. Con questa filosofia credo che siamo riusciti a differenziarci nel mercato, e per fortuna abbiamo avuto un bel successo, sia nella nostra regione che in altre parti d’Italia.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
“Il progetti sono tanti e molto ambiziosi. Ci stiamo mettendo in gioco distribuendo anche all’estero. Lo Show Room di Milano tiene contatti in particolare con l’Europa dell’Est, dove il nostro Brand, ma in generale le start up italiane di abbigliamento sono molto apprezzate. Vorremmo creare un mercato che vada oltre l’Italia.

moda-italiantraditions

In casa nostra invece stiamo lavorando a vari programmi, tra cui la nascita di piccoli store in franchising, facendo leva sul fatto che produciamo un ‘total look’ per uomo e per ragazzo.”

Cosa consiglieresti a un giovane come te che voglia fare impresa o entrare a far parte della rosa di start up italiane di successo?
“Ai miei coetanei consiglierei di prestare molta attenzione, e soprattutto di non fidarsi degli addetti ai lavori, ma di mettersi in gioco in prima persona. Voglio dire, di pensare con la propria testa. Costa più sacrificio, ma si viene ripagati. Le opportunità arrivano, e nel tempo puoi costruirti la tua squadra.”

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