Insieme alle castagne e ai melograni, i tipici frutti dell’autunno sono i cachi provenienti da Diospoyros kaki, una pianta da frutto originaria dell’Asia orientale ed appartenente alla famiglia delle Ebenacee. Il caco in Italia fu introdotto nel 1880 e il successo fu subito straordinario. Apprezzato, fra i primi, anche da Giuseppe Verdi che nel 1888 scrisse una lettera nella quale ringraziava chi gliene aveva fatto dono.
I primi impianti specializzati sorsero nel Salernitano, in particolare nell’Agro Nocerino, estendendosi poi in Sicilia e in seguito in Emilia-Romagna. In Italia la produzione si è stabilizzata intorno alle 65.000 tonnellate: la coltura è sporadicamente diffusa su tutto il territorio, ma è importante solo in Campania ed Emilia-Romagna infatti da sole rappresentano circa il 90% della produzione Made in Italy: il restante 10% è coltivato nelle altre regioni italiane.
La pianta, inoltre, poiché è rustica e resistente agli attacchi parassitari, è ideale per la coltivazione nel frutteto domestico, dove ogni singolo albero riesce a regalare grandi soddisfazioni.

Quando e come vengono consumati in Italia?
Il periodo ideale per gustare questi frutti è tra ottobre e dicembre quando la temperatura è più bassa. Generalmente si consumano freschi, raccogliendo la polpa con il cucchiaino. Grazie alla loro cremosità e dolcezza, sono ideali per la preparazione di mousse, marmellate e dolci, torte e crostate.
Le varietà più diffuse in Italia sono:
- Loto di Romagna
- Vaniglia della Campania
- Cachi di Misilmeri
- Fuyu
- Kawabata
- Suruga
- Cioccolatino
Qualità e proprietà nutrizionali dei cachi
Il frutto è composto all’82% d’acqua ed apporta 65-70 kcal per 100 gr di prodotto ed ha un’elevata presenza di zuccheri solubili, principalmente fruttosio e glucosio. Ancora, ha una grande quota in minerali (sodio, potassio, calcio e fosforo), vitamine (A e C), tannini e una discreta quantità di fibre, che rappresentano il 3,6%, mentre grassi e proteine sono quasi assenti.
La presenza di vitamina A aiuta a mantenere in salute la pelle e proteggere la vista, mentre, la vitamina C contribuisce a rafforzare le difese immunitarie. Per questo motivo, il caco è utile per rendere l’organismo più resistente contro l’attacco di virus e batteri specialmente nel periodo autunno-invernale.
I cachi sono anche consigliati per chi pratica sport o chi si trova ad affrontare dei periodi di stress sia mentale che fisico, questo perché sono dei frutti altamente energetici e ricchi di sali minerali. Ma attenzione, per via delle sue qualità nutritive si sconsiglia un consumo eccessivo dei cachi a chi segue una dieta ipocalorica oppure a chi soffre di diabete.
I cachi hanno numerose attività tra cui: diuretica, lassativa ed antiossidante. L’attività antiossidante del frutto sembra dovuta principalmente al contenuto in tannini ad elevato peso molecolare. Inoltre, alcuni studi hanno evidenziato come i tannini presenti possano ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, ipertensione e alcune tipologie di tumori.

Come riconoscere la corretta maturazione dei cachi
Essendo un frutto delicato bisogna avere l’accortezza di prenderlo al momento giusto.
Anche se si vuole far maturare i frutti in cassetta bisogna evitare di raccoglierli quando sono verdi, meglio aspettare che la buccia si colori interamente di giallo. In questa fase il caco è comunque ancora acerbo ma ben formato, al tatto resta molto duro.
Il frutto maturo invece ha buccia generalmente arancione acceso ed è morbido al tatto, tanto che se lo si stringe troppo tra le mani, si corre il rischio di immergere le dita nella sua polpa morbida e zuccherina!
Curiosità: come viene chiamato il caco nelle varie regioni italiane?
Il cachi è comunemente chiamato in lingua napoletana “legnasanta“. L’origine del nome sta nel fatto che è possibile, una volta aperto il frutto, scorgere al suo interno una caratteristica immagine del Cristo in croce.
In Sicilia, invece, si considera sacro il seme, in quanto quest’ultimo se spaccato a metà, mostra il germoglio della nuova piantina, che assomiglia a una mano bianco-diafana, ritenuta la “manuzza di Maria” o “dâ Virgini”.
In Toscana viene invece utilizzata la forma “diòspero” di derivazione greca, mentre in Emilia-Romagna il caco viene chiamato “loto”.

Immagine di Copertina: naturasi
