Chiunque sia appassionato del mondo agricolo e, nella fattispecie, di trattori, considererà il Museo Storico di Rino Benatti una vera e propria Mecca, situata a Barco di Bibbiano, a Reggio Emilia.
Ma chi si nasconde dietro l’uomo da cui il museo italiano prende il nome?
Si tratta di un collezionista, il cui innamoramento per i trattori non è troppo lontano da quello per una donna. Una storia d’amore, con la A maiuscola, che iniziò a partire dal 1951 quando Rino, ancora un bambino di 5 anni, vide per la prima volta un Oto Melara a tre ruote.
Ma poi, si sa, la vita ci conduce verso altre storie e anche quella tra Rino e gli Oto pare fosse giunta al capolinea. Il ragazzo, infatti, decise di lasciare i campi e di cambiare città per andare a fare il fornaio. Tuttavia, un giorno, si imbatté per puro caso in un Oto, che non aveva mai visto prima, e la passione per questi macchinari ritornò ancora più forte di prima tanto da fargli decidere di recuperare tutti i modelli che l’azienda spezzina aveva prodotto fino ad ora per collezionarli.

Ma cosa troverete al Museo?
Ma Rino Benati non ha voluto tenere questi pezzi d’epoca tutti per sé. Al contrario, lo spirito comunitario che lo contraddistingue l’ha portato ad aprire le porte della propria abitazione per condividere con tutti gli appassionati quello che è stato un prodotto che ha fatto la storia dell’Italia nel mondo agricolo e che è diventato un simbolo del Made in Italy anche all’estero.
Entrare in questo Museo non significa solo poter apprezzare uno dei maggiori trattori d’epoca in Italia, ma è soprattutto un modo per reperire importanti informazioni storiche e toccare con mano i documenti originali dei mezzi agricoli fino alla depliantistica di cui Rino ha riprodotto numerose copie per gli interessati.

Una collezione esclusiva e di rara bellezza
Si tratta di un’occasione unica che vi darà modo di osservare i modelli Oto Melara, restaurati e lucidati a dovere, tutti insieme per la prima volta in assoluto e, soprattutto, la possibilità di poter chiacchierare con l’artefice di questa incredibile collezione… Avrà senza dubbio piacere di raccontarvi qualche aneddoto e di rispondere a tutte le vostre curiosità!
Sapete ad esempio qual è stato il primo trattore Oto della storia d’Italia? O con quale modello si concluse la storia dell’azienda? Oppure, chi fu l’ingegnere Camillo Corradi e perché ha un ruolo fondamentale nella storia dell’Oto? A queste e a molte altre domande troverete risposta facendo visita ad uno dei più importanti musei di trattori d’epoca in Italia.
Ma per non arrivare del tutto impreparati, ecco qui qualche cenno storico sulla celebre azienda spezzina…

Ecco come nasce la Oto
La Oto, acronimo di Odero Terni Orlando, nasce nel 1929 come azienda per la produzione di navi, macchine e artiglieri. Solo alcuni anni dopo, e precisamente nel 1950, mette in commercio il primo trattore. Poco dopo, fu messa in liquidazione ed al suo posto venne creata la Società Meccanica della Melara per poter permettere l’esercizio degli stabilimenti.
Nel 1953 prende vita la Oto Melara, la cui produzione non si limita esclusivamente ai macchinari per arare i campi, ma anche alle macchine tessili e ai carrelli elevatori.
Durante gli anni Cinquanta, a seguito delle continue richieste del Ministero della Difesa italiano, la Oto Melara dovette mettere a disposizione i propri stabilimenti per la produzione di cannoni e materiali bellici, continuando a produrre trottatori sono fino al 1962.
Ebbene, all’interno del Museo Storico di Rino Benatti avrete modo di fare un salto indietro nel tempo ed ammirare la bellezza di questi incredibili macchinari…




