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Il carnevale di Mamoiada

 

Mamoiada è un comune in provincia di Nuoro in Sardegna, famoso per il carnevale che vi si organizza e che attira numerosi turisti. Questa festa è caratterizzata dalla presenza di figure tipiche locali, a sottolineare il legame con la tradizione.

Una delle maschere più famose sono i Mamuthones. Si tratta di uomini che indossano pelli ovine e in viso una maschera nero di legno di ontano o di pero che esprime sofferenza o impassibilità. Sulla schiena hanno sa carriga, una serie di campanacci che pesano circa trenta chili, legati fra loro con strisce di cuoio, e al collo hanno delle campanelle più piccole. I campanacci spesso erano quelli di scarto, rovinati, o presi direttamente dal collo degli animali. I sonazzos, i campanacci, hanno dei limbatthas, batacchi fatti con i femori di pecore, capre, asini o altri animali e sono fatti dagli artigiani di Tonara, altro comune in provincia di Nuoro. Gli Isshoadores hanno una camicia di lino, una giacca rossa, pantaloni bianchi, uno scialle da donna e a tracolla portano sonagli di bronzo e ottone; alcuni hanno anche una maschera bianca dalle fattezze umane.

Durante il carnevale compaiono entrambe le maschere in una sfilata. I Mamuthones sono vestiti da due persone e poi sfilano a gruppi di dodici, a rappresentare i mesi dell’anno, guidati dagli Isshoadores, che invece procedono a gruppi di otto e si esprimono in una complicata danza, imparata sin da bambini. Questa sfilata costituisce una vera e propria cerimonia ordinata in processione. I primi avanzano in due file parallele, lentamente a causa del peso che portano, e al ritmo dato dai secondi, che li affiancano. I Mamuthones, poi, per far suonare i campanacci, danno dei colpi di spalla. Gli Issohadores camminano più facilmente perché non hanno pesi e a un certo punto lanciano una fune, sa soha, per catturare gli spettatori, che così diventano prigionieri, che per liberarsi devono offrire da bere a chi li ha presi.

Queste due maschere compaiono il 16 e il 17 gennaio durante la festa di San’Antonio, la domenica di carnevale e il martedì grasso, giorno in cui si verifica la processione anche della maschera di Juvanne Martis Sero, fantoccio morente che simboleggia la fine del carnevale. Gli accompagnatori di Juvanne Martis sono vestiti di nero e bussano alla porta dei paesani per chiedere del vino necessario alla trasfusione e al tentativo di rianimazione del personaggio. Da un punto di vista etimologico, la parola Mamuthones può derivare dal greco maimon (μαιμων), da mainomai (μαίνομαι), smaniare (con l’accezione del possesso divino), ma ora significa pazzo o incapace. La parola Issohadores, invece, viene da soha, lunga fune, tradizionalmente in cuoio, poi diventato una striscia di vimini.

 

Il carnevale di Mamoiada ha origini antiche e molte sono le ipotesi fatte sulla sua nascita. Secondo una di queste, la festa è di epoca nuragica, come venerazione degli animali, protezione dagli spiriti maligni o augurio per il raccolto. Per quanto riguarda il rapporto fra Mamuthones e Issohadores, alcuni sostengono che i secondi siano i guardiani dei primi, i loro prigionieri Mori; altri invece fanno risalire entrambi al culto del dio Dioniso. In ogni caso, la manifestazione avrebbe a che fare con la morte e la rinascita della natura e le maschere richiamano il rapporto fra uomo e animale, sentito nella zona della Barbagia, vista la prevalenza di pastorizia e allevamento. In più, visto che le maschere erano collegate ai raccolti e alla sopravvivenza delle persone, anche se potevano spaventare erano ugualmente ben gradite e per cercare di propiziarsele si offrivano loro cibo e bevande.

Nel 2016 la festa si celebra dal 17 gennaio al 13 febbraio.

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