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Elio Crifò, l’interprete dell’Umanesimo moderno

“Vale la pena anche sopravvivere, ma alle tue condizioni e facendo ciò che ti piace.” E’ cosi che inizia a raccontarsi – parafrasando Tom Waits nella canzone ‘Blues’ – Elio Crifò, attore e sceneggiatore, interprete colto e attento all’umanità e alle umanità. Ci vuole empatia per fare teatro, e ancora di più ce ne vuole per scrivere un testo che abbia contenuto e al tempo stesso, che emozioni, capace di catturare il pubblico.

L’emozione passa inevitabilmente per la memoria. E questo anche a teatro. ” Quando esci da uno spettacolo e ti resta la memoria di quello che hai visto allora si è fatto un buon lavoro”.

E per la verità è così che è successo anche a me alla Sala Umberto, con l’ultimo sforzo autorale di Elio dal titolo ‘EsotericArte’, spettacolo prodotto da Stefano Baldrini assieme a Toni Brundu, un altro giovane produttore indipendente e lungimirante. Elio indaga i misteri dell’arte italiana medievale attraverso un viaggio tra esoterismo, simbologia e numerologia. Un’ora e quaranta di monologo intriso di segni, simboli e combinazioni numeriche fatte sapientemente ridiscutere dal matematico Piergiorgio Odifreddi – naturalmente portavoce di contraddittorio – svelandoci il segreto tra uomo e numeri. Precedentemente, sempre in EsotericArte, Elio aveva duettato con Vittorio Sgarbi per la parte pittorica.

Parlami del periodo in cui hai cominciato a mettere in scena quello che scrivevi, e delle tue ultime produzioni?

“Dopo anni e anni di Compagnie di giro, di Capocomici, Registi, Primi Attori, Fiction, Festival, ho provato all’improvviso un senso di allontanamento da quel mondo e da quei protagonisti, di non appartenenza, sia sul piano umano che artistico. E così, da semplice interprete di testi e di regie, sono naturalmente approdato a spettacoli scritti, diretti e interpretati da me. E’ stata la scelta giusta. Non pensavo di aver acquisito una padronanza della creazione artistica fino a quando, al debutto del primo spettacolo, è stato il pubblico a farmi comprendere che avevo trovato un modo di comunicare molto potente. Sono state le polemiche, le reazioni e le relazioni che sono nate con gli spettatori dopo le repliche a farmi capire che avevo trovato una chiave che mi permetteva di comunicare con una forza e una chiarezza prima sconosciute.”

E quindi?

“E quindi, per esempio, è nato il lavoro ‘La classe diGerente’, uno spettacolo di satira politica spiazzante, perché la satira da molti anni è solo una forma d’intrattenimento, è solo ridere sul Governo. La mia satira invece non punta a farsi quattro risate dei politici, ma a sfruttare il riso per accendere una reale fiamma di ribellione contro il Potere. Lo spettacolo, infatti, termina con un crescendo boleriano di 8 minuti, in cui il Presidente della Repubblica si scusa di tutte le stragi – da Portella della Ginestra a Borsellino – di tutti gli assassini commissionati – Mattei, Moro, Pasolini – di aver collocato e di collocare persone di infimo livello culturale e morale alla guida dei nostri dicasteri. Alla fine, tutto il pubblico in piedi, commosso, ferito, rabbioso. Questo riscontro mi ha portato a scrivere ‘La classe diGerente 2’ e ‘La classe 3’.

Misurarsi col mondo di oggi a teatro, quale sforzo comporta?

“Misurarsi col mondo di oggi non comporta sforzi particolari; diciamo che è il compito naturale affidato a ogni essere umano, di ogni epoca. Il Teatro è la forma d’espressione più contemporanea che esista, da sempre. E’, per nascita, dal vivo e in diretta. Non si registra, non si incide, non si rivede, al massimo si ripete, ma mai in modo uguale; è in quel luogo, in quell’istante, in quella forma unica e irripetibile. Quel piccolo luogo del mondo è il centro dell’Universo per 90-100 minuti, il resto è buio, silenzio, insignificanza. Il Teatro non è quella banalità abitualmente praticata sui palcoscenici. Non è elucubrazione intellettuale. Non è investire il proprio talento per riuscire a far ridere su una banalità. Ma se è facile capire cosa il teatro non è, molto più complesso è comprendere quello che è. Il Teatro certamente è rito, derivato dai riti sacri: il sacerdote è diventato attore, l’altare palcoscenico, i fedeli spettatori, la parola divina copione di scena. Il Teatro non ha bisogno, come il cinema o la pittura, di tenere il passo con i tempi, è immerso naturalmente nel tempo presente. Ma tutto questo sfugge alle generazioni artistiche attuali e molti pensano di essere contemporanei con la multimedialità, ma, in realtà, nascondono sotto di essa la propria mediocrità o incapacità artistica.“

Cosa significa per te la parola ‘eccellenza’ ? 

Ex-cellere significa spingere fuori, ossia tirar fuori da sé qualcosa di particolare, di unico, qualcosa che si esegue talmente bene che nessun altro riesce a eguagliare quella bravura, quella bellezza d’esecuzione.

Invece, attualmente, l’unica cosa in cui conta eccellere è far grandi numeri. Se riesci a trascinare folle alle tue esibizioni, allora sei un artista e un uomo davvero eccellente, tutto il resto non conta. La quantità spesso è l’unica eccellenza, e non la qualità. Questo è l’imbarazzante criterio di valutazione dell’eccellenza, questa è la feroce dittatura imposta dal Mercato. Parlare con un direttore artistico di un teatro o di un festival, o con un assessore alla cultura, è come parlare con un imprenditore: hanno le stesse aspirazioni e gli stessi obiettivi. Anche un politico viene considerato eccellente dalla quantità di consenso elettorale. La nostra società coltiva questo ridicolo concetto dell’eccellenza perché ha necessità di avere cittadini collegati on line e scollegati da se stessi. L’abolizione dell’insegnamento della Storia dell’Arte è il segno che, sotto la laccatura della democrazia, vive una classe dirigente che ha scelto d’imporre a questa Nazione una vita intrisa d’ignoranza, di volgarità e di brutalità”.

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Nel cinema chi scrive, e interpreta si chiama filmaker. A teatro?

“A teatro non si chiama in nessun modo. Per creare un neologismo lo definirei ‘autocraino’, colui che fa senza l’aiuto di nessuno, dal greco autòs (da solo) e kraino (creare).

I progetti a cui stai lavorando?

 “Ho già pronto un testo nuovo: ‘Gli Imperi della mente’, che dimostra come il cosiddetto controllo delle masse implica il controllo della mente di ognuno di noi. Attraverso la distruzione di un linguaggio, l’italiano, e l’imposizione di una lingua nuova, l’inglese; attraverso la gestione del pensiero sacro, attraverso l’imposizione del pensiero pubblicitario, veniamo chiusi in una gabbia psichica infernale.

Trattare temi definiti difficili o colti, rappresentati con una brillantezza espositiva tale da sembrar d’assistere a una commedia; temi definiti difficili o colti che non sono percorsi intellettuali, ma carne viva di pura emozione. Ecco, questo è il mio progetto per il Presente, e per il Futuro.”

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