
Il museo ha assorbito collezioni del precedente Civico Museo d’Arte Contemporanea (CIMAC), chiuso nel 1998. Aperto nel 1984, in una sede provvisoria al secondo piano di Palazzo Reale, il CIMAC contava circa quattrocento opere che presentavano il panorama dell’arte italiana del XX secolo, allestite in trentasette piccole stanze. L’apertura del museo, però, evidenzia fin da subito l’inadeguatezza di quegli spazi espositivi troppo piccoli, di quelli destinati a depositi, che non garantivano condizioni ottimali per la conservazione e, non meno, la scarsità delle risorse economiche a disposizione. Da qui, la decisione nel 1998 di chiudere il museo, in concomitanza dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Reale. Al 2000 risale la decisione di riconvertire gli spazi dell’Arengario a Museo del Novecento, ad opera dell’allora assessore Carrubba. Il nuovo Museo del Novecento restituisce ai cittadini le proprie collezioni e conferisce il giusto riconoscimento a quei collezionisti, galleristi e istituzioni che nel corso di più di un secolo hanno collaborato a formare una delle più importanti raccolte di arte italiana del XX secolo, testimone del periodo forse più creativo e fertile d’ Italia.


Seguono opere degli anni Cinquanta e Sessanta, una piccola sala dedicata a Piero Manzoni e Azimuth, dopo le quali, grazie alla passerella aerea che collega l’Arengario con Palazzo Reale, il visitatore ha modo di accostarsi alle forme d’arte dei decenni successivi: dagli ambienti del Gruppo T alla pittura analitica milanese, la sala dedicata alla pop art di ascendenza romana, una monografica dedicata a Luciano Fabro, per finire con le installazioni dell’Arte povera. Infine, una sezione è interamente dedicata alla Collezione Marino Marini, donata al Comune di Milano nel 1973.

