Dalla visione di Koyo Kouoh ai padiglioni internazionali, un viaggio tra temi, artisti
e spazi espositivi della 61a Biennale per capire come Venezia torna a raccontare
l’arte contemporanea internazionale.
Italian Traditions dedica un nuovo viaggio a Venezia, città simbolo dell’arte e della cultura
italiana nel mondo, per raccontare la Biennale Arte 2026, uno degli appuntamenti più attesi
del calendario artistico. La 61a Esposizione Internazionale d’Arte si svolgerà dal 9 maggio al
22 novembre 2026, con pre-apertura dal 6 all’8 maggio, e presenterà il progetto In Minor
Keys, concepito da Koyo Kouoh.
Questa edizione porta con sé un’eredità importante. Koyo Kouoh, curatrice svizzero-
camerunense e figura di riferimento della scena contemporanea, era stata nominata
Direttrice Artistica del Settore Arti Visive nel 2024. La sua scomparsa nel maggio 2025 ha
trasformato l’edizione di quest’anno in un progetto dal valore quasi testamentario. La
Biennale di Venezia ha infatti scelto di realizzare la mostra seguendo l’impianto già definito:
titolo, artisti, opere, catalogo, identità grafica e architettura espositiva. A portare avanti il
lavoro è il team da lei stessa individuato.
Il titolo In Minor Keys suggerisce subito la direzione della mostra. Non un’esposizione
costruita sul clamore, sulla monumentalità o sulla ricerca dell’effetto immediato, ma un
percorso che sceglie registri più bassi, meno dominanti. L’idea è guardare all’arte
contemporanea come a uno spazio di ascolto e relazione, capace di intercettare ciò che
spesso rimane ai margini dei grandi discorsi globali. Le opere saranno chiamate a parlare di
memoria, corpo, suono, comunità, ferite storiche e trasformazioni del presente.
Il progetto riunirà 110 partecipanti invitati, tra autori individuali, duo, collettivi e
organizzazioni guidate da artisti. La selezione guarda a provenienze, generazioni e pratiche
diverse, evitando una semplice logica di rappresentanza geografica. Tra i nomi più attesi
figurano Laurie Anderson, Kader Attia, Sammy Baloji, Nick Cave, Carsten Höller, Alfredo
Jaar, Wangechi Mutu, Otobong Nkanga, Walid Raad, Tsai Ming-liang e Billie Zangewa. Il
risultato lascia immaginare un percorso in cui installazioni, performance, video e pratiche
sonore avranno un ruolo centrale.
I Giardini continueranno a rappresentare il cuore storico della manifestazione, con i padiglioni
nazionali e una parte della mostra internazionale. L’Arsenale, legato alla storia navale della
Serenissima e caratterizzato da spazi lunghi e articolati, offrirà invece un contesto adatto a
installazioni, opere ambientali e lavori pensati su ampia scala.
Tra gli elementi nuovi di questa edizione c’è Forte Marghera, che porterà il percorso oltre il centro veneziano, verso la
terraferma. Qui sono previsti interventi che invitano al movimento, alla sosta e a un rapporto
più fisico con lo spazio.
Accanto alla mostra principale, l’edizione 2026 comprenderà 100 Partecipazioni Nazionali e
31 Eventi Collaterali. Sette Paesi saranno presenti per la prima volta: Guinea, Guinea
Equatoriale, Nauru, Qatar, Sierra Leone, Somalia e Vietnam. El Salvador parteciperà
invece per la prima volta con un proprio padiglione. Questi debutti ampliano la mappa della
manifestazione e rafforzano il suo ruolo di piattaforma globale, offrendo spazio a Paesi, scene
artistiche e prospettive finora assenti.
Un altro elemento da osservare sarà il ruolo della performance. Dal 6 all’11 maggio, in
coincidenza con la pre-apertura e con i primi giorni della manifestazione, un programma
performativo accompagnerà l’evento. Gli interventi dal vivo entreranno nel percorso
espositivo non come semplici appuntamenti paralleli, ma come parte integrante
dell’esperienza pensata per i visitatori.
La Biennale Arte 2026 arriva anche in un clima complesso. Dopo le dimissioni della giuria
internazionale, sono stati istituiti due Leoni dei visitatori, che saranno assegnati al termine
dell’edizione, il 22 novembre 2026. È un dettaglio importante perché modifica, almeno per
quest’anno, il tradizionale sistema dei riconoscimenti e introduce una maggiore centralità del
pubblico.
Per chi visiterà Venezia, l’esperienza sarà quindi duplice. Da un lato ci sarà la grande
macchina internazionale dell’arte contemporanea, con padiglioni, inaugurazioni ed eventi.
Dall’altro, una mostra che sembra voler chiedere al pubblico un tempo diverso: meno rapido,
meno distratto, più disposto all’ascolto. In Minor Keys non si annuncia come una Biennale da
attraversare cercando soltanto i grandi nomi o i lavori più fotografati, ma come un percorso da
vivere lentamente, tra opere, spazi e temi che dialogano tra loro.
