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Il “delitto Pasolini”, una morte ancora avvolta dal mistero

Nella notte tra l’1 e il 2 Novembre 1975 Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, regista e intellettuale italiano, viene ucciso barbaramente sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. Il suo corpo viene ritrovato da una donna al mattino, e riconosciuto dall’amico e attore Ninetto Davoli.

Le indagini portano all’arresto di Pino Pelosi, fermato quella notte alla guida dell’auto di Pasolini. Dopo una cena presso la trattoria Biondo Tevere, i due si sarebbero diretti verso Ostia. Una lite tra i due si sarebbe trasformata in omicidio. E il Pelosi, dopo aver colpito con violenza Pasolini, sarebbe passato più volte sul suo corpo con l’automobile, provocandone la morte. Tuttavia, la ricostruzione dei fatti, cui contribuì lo stesso Pelosi, mostrarono da subito incongruenze e lati oscuri.

A distanza di due settimane dall’omicidio, un articolo – firmato dalla scrittrice Oriana Fallaci sull’Europeo – sollevò i primi dubbi sull’accaduto, ipotizzando allo stesso tempo la premeditazione dell’omicidio e, anche, la partecipazione diretta di altre due persone al crimine. Un possibile testimone diretto dell’omicidio fu individuato da un giornalista, ma non fu possibile produrre la sua testimonianza, avendo dichiarato di correre il rischio di perdere la vita. Altre testimonianze misero in evidenza il fatto che, quella notte, furono più di due persone a massacrare lo scrittore, le cui invocazioni d’aiuto caddero nel vuoto.

A vent’anni di distanza dall’omicidio, Pasolini, un delitto italiano, il film-inchiesta di Marco Tullio Giordana, adombrò l’idea che Pelosi non fosse solo quella notte. Quest’ultimo, dal canto suo, affermò successivamente di non essere l’esecutore materiale del delitto, che sarebbe stato commesso da altre tre persone. E che queste sarebbero giunte sul luogo del delitto a bordo di un’auto, per poi ucciderlo dopo averlo ingiuriato in qualità di omosessuale. Nel 2008, invece, Pelosi comunicò il nome dei suoi “complici”, dichiarando di non aver parlato fino a quel momento per non mettere in pericolo la propria famiglia.

Ma, le ipotesi relative alla morte di Pier Paolo Pasolini non si fermano qui. Esiste, infatti, un’altra pista, che porta alla lotta scoppiata in quegli anni nell’ambito della produzione petrolchimica. Pasolini si era interessato al caso e alla morte di Enrico Mattei, uno degli attori principali delle vicende legate alla concorrenza tra Eni e Montedison, scrivendo anche il suo romanzo intitolato, sintomaticamente, Petrolio. Secondo alcuni, quindi, la morte di Pasolini sarebbe da ricollegare all’indagine condotta su quell’argomento “scottante”.

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L’altra ipotesi, invece, ricollega l’omicidio ad ambienti politici italiani, probabilmente collusi con gli attentati e le stragi che rientrano sotto il nome di “strategia della tensione”.

Infine, alcuni hanno sottolineato che, attraverso le testimonianze dei gestori del Biondo Tevere, l’identikit dell’uomo che era in compagnia di Pasolini quella notte non corrispondesse affatto con l’aspetto di Pino Pelosi. Comunque sia andata, l’omicidio di Pier Paolo Pasolini rimane un evento mai del tutto chiarito. Come molti altri oscuri eventi che segnarono la storia dello Stato italiano nel corso di quegli anni ’70.

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