Search

Battaglia delle arance

 

Molte città italiane sono orgogliose delle loro sfilate e delle loro tradizioni di Carnevale, ma nessuno così tanto come Ivrea, dove tutta la faccenda assume un importante significato storico. Fortemente indipendente e fiera, Ivrea è stata il centro del tuchinaggio, la rivolta contro i proprietari terrieri aristocratici del 1200. La parola potrebbe derivare dal francese “tous chiens” (tutti i cani) dato che uccidere i cani dei ricchi era, insieme al basco rosso, una delle forme adottate per questa rivoluzione.

Tradizionalmente ciò che diede il via alla rivolta fu un atto di sfida da parte di Violetta, la figlia di un mugnaio, che era stata forzatamente promessa al signore locale, il barone Toniotto. Quando lui la chiamò nel suo castello per “sposarla”, lei lo fece ubriacare e poi lo decapitò, spingendo anche gli altri cittadini a prendere le armi contro l’aristocrazia. Secoli più tardi, quando i proprietari terrieri non erano più nobili ma semplicemente più ricchi dei contadini, un’altra rivolta storica avvenne quando il popolo rifiutò di accettare i sacchi di fagioli concessi loro come atto di pietà. I fagioli vennero invece usati come proiettili e i contadini bersagliarono i tiranni arroganti.

Sin dal medioevo durante il Carnevale sono state fatte numerose rievocazioni di entrambi gli eventi. Nel XVIII secolo, tuttavia, ebbe luogo un terzo evento chiave. Il lancio celebrativo di fagioli dalle finestre sul corteo si era evoluto nel lancio di fiori, coriandoli e frutta rara – in particolare da parte delle ragazze, che miravano ai ragazzi più belli per essere notate. Quando la frutta rara in questione erano però le arance dalla costa francese, esse colpivano abbastanza duro da spingere i ragazzi a rilanciarle indietro come scherzosa ritorsione. A poco a poco la “lotta” crebbe abbastanza da richiedere, nel 1854, un intervento militare che proibisse “uno sport così pericoloso” – senza però alcun risultato.

Si era già creata l’ormai tradizionale Battaglia delle arance di Ivrea, che si tiene durante gli ultimi tre giorni del Carnevale e che coinvolge circa cinquemila persone divise in nove squadre di lanciatori di arance e un battaglione di cinquanta carri trainati da cavalli che rappresentano l’esercito dell’aristocrazia. L’idea è semplicemente quella di colpire gli avversari il più forte possibile con le arance e costringerli ad uscire dal gioco mentre la sfilata si muove attraverso la parte più antica della città: i giudici cercano di tenere traccia del caos e di stabilire un vincitore alla fine del terzo giorno. La battaglia può arrivare ad essere molto intensa e piuttosto pericolosa. Coloro che non vogliono essere coinvolti devono indossare un basco rosso, e il turista è di solito tenuto al sicuro (ma non all’asciutto) dietro ad alte reti metalliche erette lungo tutto il percorso della parata. La battaglia tende a mettere in ombra gli altri riti del Carnevale di Ivrea, alcuni di essi altrettanto storicamente interessanti – e per lo più legati al periodo napoleonico. Ma d’altronde cosa potrebbe superare una rivolta che coinvolge il lancio di decine di tonnellate di arance?

Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Your custom text © Copyright 2018. All rights reserved.
Close