Dall’installazione “Dentro c’è l’Italia” a OperaWine e ai nuovi Vinitaly Awards, la
58a edizione prende forma tra quartiere fieristico e centro città
Anche quest’anno Italian Traditions segue Vinitaly da Verona, dove dal 12 al 15 aprile si
svolge la 58a edizione del Salone internazionale dei vini e dei distillati, uno degli appuntamenti
più rilevanti del calendario enologico italiano.
Nei primi giorni della manifestazione, accanto al programma fieristico, emerge una linea
chiara: il vino viene presentato non solo come prodotto, ma anche nel suo legame con i
territori, la ristorazione e i mercati internazionali.
All’ingresso di Veronafiere, questa linea prende forma in una grande bottiglia allestita dal
Ministero dell’Agricoltura, che riporta sull’etichetta la scritta “Dentro c’è l’Italia”. La
struttura misura 30 metri di lunghezza e 10 di altezza e ospita sei statue provenienti dalle
Gallerie degli Uffizi e da Palazzo Pitti, oltre a 22 vitigni scelti per rappresentare la varietà
vitivinicola italiana. Questa installazione introduce uno dei temi centrali: il vino come parte di
un patrimonio più ampio, legato alla storia e alla cultura italiana.
La cerimonia inaugurale ha confermato anche il peso istituzionale dell’evento. A Verona erano
presenti, tra gli altri, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il vicepremier e ministro
degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il presidente
di Agenzia ICE, Matteo Zoppas. Il quartiere espositivo è annunciato come sold out, con circa
4.000 aziende espositrici italiane in rappresentanza di tutte le regioni, mentre Veronafiere
conferma per il 2026 un incoming da 70 Paesi, con particolare attenzione ai mercati ritenuti
più strategici.
Tra i momenti che hanno segnato l’avvio della 58a edizione c’è poi OperaWine,
l’appuntamento che precede l’apertura ufficiale del salone. Quest’anno la selezione firmata
da Wine Spectator riunisce 150 etichette, con 45 debutti, ed è organizzata in tre percorsi —
Legacy Icons, Classic e New Voices — che mettono insieme nomi storici e cantine più
recenti. Nella distribuzione territoriale spiccano Toscana con 48 vini, Piemonte con 24, Sicilia
con 15 e Veneto con 12. Una selezione che riflette il peso delle principali aree produttive e,
allo stesso tempo, affianca realtà consolidate a quelle più giovani.
Sul fronte dei premi, i Vinitaly Awards 2026 introducono quest’anno il nuovo riconoscimento
“Taste of Italy – Wine List Excellence”, dedicato a ristoranti, wine bar e hotel che
promuovono il vino italiano in Italia e all’estero. Tra i premiati figurano La Ciau del
Tornavento, Enoteca Pinchiorri, Antica Bottega del Vino, Ristorante Cracco e Roscioli;
fuori dall’Italia compaiono locali come Babbo a New York, Felix Trattoria a Los Angeles,
Giulietta a Toronto, Fasano a San Paolo e 81⁄2 Otto e Mezzo Bombana a Hong Kong. Una
scelta che porta l’attenzione anche sulla ristorazione e sull’ospitalità, centrali nella diffusione
del vino italiano anche oltre i confini nazionali.
Fuori dai padiglioni, Vinitaly and the City, in programma dal 10 al 12 aprile, ha portato nel
centro di Verona degustazioni e appuntamenti aperti al pubblico, affiancati dallo spettacolo
“Dentro c’è l’Italia” in Piazza Bra, affidato alla regia di Giuliano Peparini e interpretato da
150 artisti della Peparini Academy.
Con le iniziative in città già concluse, l’attenzione si sposta ora sui giorni di fiera. Sarà la fase
successiva della manifestazione a offrire un quadro più completo dell’edizione 2026.
