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Settembre a piedi – 7 cammini italiani per ritrovare il piacere di viaggiare lentamente

Dalla Via Francigena alle montagne della Via degli Dei, dai monasteri di San Benedetto ai
paesaggi del Cammino Materano: sette itinerari per attraversare l’Italia quando l’estate rallenta, le
temperature diventano più miti e camminare torna a essere uno dei modi più belli per conoscere
davvero un territorio.


A settembre il rumore cambia. Le spiagge cominciano lentamente a svuotarsi, le città riprendono il
ritmo ordinario e nelle campagne compaiono i primi segnali dell’autunno. La luce arriva più obliqua.
Le giornate rimangono abbastanza lunghe per stare all’aperto, ma il caldo, almeno in molte zone
d’Italia, perde l’aggressività delle settimane centrali dell’estate. È il momento in cui viene voglia di
rimettere gli scarponi. Non per conquistare una vetta. Non necessariamente per compiere
un’impresa. Semplicemente per andare. Un passo dopo l’altro.

Il turismo lento parte da qui: dalla
decisione di rinunciare per qualche giorno alla velocità. Camminando non possiamo attraversare
cinque regioni in una mattina. Non possiamo vedere dieci monumenti in due ore. Siamo costretti a
rispettare le distanze reali. Un paese che in automobile appare dietro una curva può richiedere
un’ora di cammino. Una collina deve essere salita. Un fiume attraversato. La pioggia aspettata. Ed
è proprio questa apparente limitazione a rendere il viaggio a piedi così potente. Il territorio torna ad
avere una misura.


L’Italia dei cammini


L’Italia sembra fatta apposta per essere attraversata a piedi. La sua geografia è un intreccio di
montagne, colline, pianure, coste, borghi, monasteri, antiche vie commerciali e percorsi di
pellegrinaggio. Per secoli ci si è spostati lungo queste strade prima che l’automobile ridisegnasse il
nostro rapporto con le distanze. Oggi molti itinerari sono stati recuperati, segnalati e organizzati
per accogliere una nuova generazione di camminatori. Alcuni hanno profonde radici religiose. Altri
seguono antiche vie di comunicazione. Altri ancora sono percorsi contemporanei costruiti
collegando sentieri, borghi e patrimoni culturali. Ciò che li unisce è l’idea che il viaggio non cominci
quando si arriva. Il viaggio è tutto ciò che succede prima.

  1. Via Francigena. La grande strada verso Roma
    Se esiste un cammino capace di raccontare la dimensione europea dell’Italia medievale, è la Via
    Francigena. Per secoli pellegrini, mercanti, religiosi e viaggiatori provenienti dal Nord Europa
    hanno attraversato il continente dirigendosi verso Roma. Una delle testimonianze più importanti
    del percorso è legata all’arcivescovo Sigerico di Canterbury, che alla fine del X secolo annotò le
    tappe del viaggio compiuto tornando da Roma verso l’Inghilterra. Quel diario è diventato uno dei
    riferimenti fondamentali per la ricostruzione dell’itinerario storico. Oggi la Via Francigena attraversa
    più Paesi e in Italia scende dal Gran San Bernardo attraverso Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia,
    Emilia-Romagna, Toscana e Lazio fino a Roma, proseguendo poi lungo le direttrici meridionali
    verso i porti della Puglia. Percorrerla interamente richiede settimane. Ma non è necessario avere
    un mese a disposizione. La Francigena si presta perfettamente a viaggi di pochi giorni. Ed è forse
    in Toscana che ha costruito alcune delle immagini più celebri. San Gimignano, Monteriggioni,
    Siena, la Val d’Orcia, Radicofani. Il camminatore attraversa paesaggi che conosceva già dalle
    fotografie, ma li scopre con una prospettiva completamente differente. A piedi si percepiscono le
    salite, il vento, gli odori della campagna. Si arriva in piazza non come visitatori scesi da un
    pullman, ma come persone che hanno impiegato ore per raggiungerla. È una differenza sottile
    soltanto in apparenza.
    Perché farla a settembre
    La Toscana della Francigena a settembre conserva ancora giornate luminose, mentre la
    campagna entra nella stagione della vendemmia. I tratti più esposti possono comunque essere

caldi e richiedono acqua, protezione dal sole e partenze mattutine. Ma rispetto ai periodi più torridi
dell’estate il cammino può diventare progressivamente più piacevole. Nelle zone alpine, al
contrario, settembre richiede già maggiore attenzione alle condizioni meteorologiche.

Un cammino lungo centinaia di chilometri attraversa inevitabilmente stagioni differenti nello stesso momento.


2. Cammino di San Benedetto. L’Italia dei monasteri e dell’Appennino


Norcia. Subiaco. Montecassino. Tre nomi bastano per capire la profondità storica di questo
percorso. Il Cammino di San Benedetto collega alcuni dei luoghi più importanti legati alla vita e
all’eredità spirituale di Benedetto da Norcia attraversando Umbria e Lazio fino all’abbazia di
Montecassino. È un viaggio dentro l’Appennino centrale, lontano dalle grandi rotte turistiche. Si
cammina tra boschi, altopiani, piccoli paesi, eremi e monasteri. Qui la dimensione religiosa è
evidente, ma non è necessario essere pellegrini per percepire il valore del percorso. San
Benedetto appartiene alla storia culturale europea. La rete monastica benedettina ha avuto nei
secoli un ruolo fondamentale nella conservazione e trasmissione delle conoscenze, nell’agricoltura
e nell’organizzazione di molti territori. Camminare tra i luoghi legati alla sua storia significa quindi
attraversare una parte importante della formazione dell’Europa medievale.


Subiaco, la sosta che vale il viaggio


Tra i luoghi più impressionanti c’è il Sacro Speco di Subiaco, costruito intorno alla grotta nella
quale, secondo la tradizione, Benedetto visse da eremita. Il monastero sembra aggrapparsi alla
parete rocciosa. Entrare dopo ore di cammino cambia la percezione dell’edificio. Non è più soltanto
un monumento da visitare. Diventa parte del percorso. È questa una delle caratteristiche più
interessanti dei cammini spirituali: architettura e paesaggio non sono due esperienze separate.


3. Via degli Dei. Da Bologna a Firenze attraversando l’Appennino


Il nome sembra promettere mitologia. In realtà deriva da alcuni monti attraversati dal percorso,
con nomi come Monte Adone, Monzuno e Monte Venere. La Via degli Dei collega Bologna e
Firenze attraversando l’Appennino tosco-emiliano. È diventata negli ultimi anni uno dei cammini
più popolari d’Italia, soprattutto perché permette di partire dal cuore di una grande città e arrivare
nel cuore di un’altra dopo alcuni giorni di sentieri, boschi e crinali. Si lascia Bologna e
progressivamente il paesaggio urbano scompare. Arrivano colline, piccoli centri e l’Appennino. In
alcuni tratti il cammino incontra testimonianze dell’antica viabilità romana, legate alla cosiddetta
Flaminia Militare. Poi si scende verso la Toscana. Alla fine compare Firenze. Arrivare a piedi in una
città che milioni di persone raggiungono in treno, automobile o aereo produce una sensazione
particolare. La cupola di Santa Maria del Fiore non è soltanto un monumento. È il segnale che il
viaggio sta finendo.


Un cammino contemporaneo con radici antiche


La Via degli Dei, nella forma in cui la conosciamo oggi, è un itinerario relativamente moderno,
ma utilizza sentieri e direttrici attraversate dall’uomo da secoli. È un buon esempio di come il
turismo lento possa recuperare infrastrutture minori e restituire valore economico a territori che
altrimenti rischierebbero di rimanere ai margini dei grandi flussi. Ostelli, bed and breakfast,
trattorie, bar e piccoli servizi nei paesi diventano parte essenziale dell’esperienza.
4. Cammino Materano. Verso Matera, ma guardando tutto ciò che viene prima
Matera possiede una forza tale da rischiare di oscurare il viaggio necessario per raggiungerla. Il
Cammino Materano ribalta questa prospettiva. Matera diventa la destinazione, ma il vero racconto
è la strada. Il progetto comprende diversi itinerari che convergono verso la città dei Sassi. Tra i più
conosciuti c’è la Via Peuceta, che collega Bari a Matera attraversando la Puglia interna e la
Basilicata. Si parte dal mare Adriatico e progressivamente si entra in un paesaggio fatto di uliveti,
campagne, boschi, gravine e piccoli centri. Bitetto, Cassano delle Murge, Santeramo in Colle,

Altamura. Ogni tappa modifica l’immagine della Puglia che molti viaggiatori possiedono. Non
soltanto mare e masserie bianche. Esiste un entroterra vasto, agricolo, silenzioso, nel quale il
cammino permette di leggere la relazione tra città e campagna.


Arrivare ai Sassi a piedi


Poi arriva Matera. Il profilo della città appare dopo giorni di cammino e possiede un significato
completamente diverso rispetto a un arrivo in automobile. I Sassi non sono semplicemente la meta
fotografica. Sono il punto finale di una geografia attraversata fisicamente. Anche qui settembre può
essere un mese interessante, ma le temperature nel Mezzogiorno possono rimanere elevate.
Partenze all’alba, acqua sufficiente e pianificazione accurata sono indispensabili.


5. Cammino di Dante. Tra Firenze e Ravenna sulle tracce del poeta


Ci sono cammini costruiti intorno alla fede e altri intorno alla storia. Il Cammino di Dante
aggiunge la letteratura. Collega idealmente Firenze, città nella quale Dante Alighieri nacque, a
Ravenna, dove morì nel 1321 e dove si trova la sua tomba. Il percorso attraversa Toscana ed
Emilia-Romagna, Appennino e borghi che permettono di ricostruire non soltanto la biografia del
poeta, ma anche il paesaggio dell’Italia medievale. Dante conobbe l’esilio. Conobbe strade, corti,
città e territori lontani dalla Firenze che non avrebbe più rivisto. Camminare oggi tra quei luoghi
significa trasformare una figura spesso confinata nei libri scolastici in un uomo realmente vissuto
dentro una geografia.


La letteratura torna paesaggio


È questo il fascino del percorso. Alcuni nomi incontrati nella Commedia smettono di essere
soltanto parole. Montagne, fiumi e città riacquistano una consistenza. Il cammino diventa così una
forma di lettura fisica. Non sostituisce il libro, naturalmente. Lo amplia. È un itinerario
particolarmente adatto a Italian Tradition perché dimostra come turismo, letteratura e territorio
possano diventare un unico racconto.


6. Cammino di Francesco. L’Umbria vista con altri occhi


Assisi è una delle destinazioni spirituali più conosciute d’Italia. Ma arrivarci camminando significa
cambiare completamente il rapporto con il luogo. I percorsi francescani attraversano Umbria e
territori limitrofi collegando alcuni dei luoghi più importanti della vita di Francesco d’Assisi. La rete è
articolata e può essere percorsa secondo itinerari differenti. Ciò che rimane costante è il
paesaggio. Boschi, colline, oliveti, eremi, piccoli borghi e città d’arte costruiscono un’Umbria nella
quale natura e spiritualità sembrano continuamente sovrapporsi. Spoleto, Trevi, Foligno, Assisi,
Gubbio: secondo il percorso scelto, il camminatore incontra alcuni dei centri più importanti della
regione.


Assisi dopo la strada


Entrare ad Assisi dopo giorni di cammino è diverso dall’arrivare direttamente davanti alla Basilica
di San Francesco. La città appare progressivamente. Prima da lontano, distesa sul fianco del
Monte Subasio. Poi sempre più vicina. La fatica dell’ultimo tratto cambia il significato dell’arrivo. È
uno dei motivi per cui i pellegrinaggi hanno sempre attribuito tanta importanza al percorso. Una
meta raggiunta lentamente acquista un peso che nessun mezzo veloce può replicare.


7. Sentiero del Viandante. A piedi sopra il Lago di Como


L’ultimo itinerario cambia completamente scenario. Il Sentiero del Viandante corre lungo la
sponda orientale del Lago di Como, seguendo antiche vie di collegamento tra paesi, montagne e
vallate. Il lago rimane spesso sotto il camminatore, apparendo tra gli alberi e dietro i terrazzamenti.
Abbadia Lariana, Mandello del Lario, Varenna, Bellano, Dervio, Colico: il percorso permette di
costruire tappe differenti e, grazie alla presenza della ferrovia lungo buona parte della sponda

orientale, può essere affrontato anche in sezioni giornaliere. È una caratteristica preziosa per chi
vuole avvicinarsi al turismo a piedi senza affrontare immediatamente un viaggio di una settimana.


Il lago lontano dalla strada


Il Lago di Como è una delle destinazioni italiane più conosciute nel mondo, ma il Sentiero del
Viandante permette di osservarlo da una prospettiva differente. Si lasciano i lungolaghi più
frequentati e si sale tra boschi, frazioni, mulattiere e terrazzamenti. Ville e località celebri
rimangono parte del paesaggio, ma non ne costituiscono più l’unico centro. È una maniera
intelligente di distribuire il viaggio su territori meno attraversati dai grandi flussi.


Perché settembre


Settembre possiede una qualità particolare per chi cammina. Non è automaticamente il mese
perfetto: l’Italia è troppo lunga e geograficamente diversa perché una regola possa valere
ovunque. Sulle Alpi il tempo può peggiorare rapidamente e con l’avanzare del mese le ore di luce
diminuiscono. Nel Sud il caldo può ancora essere intenso. Sull’Appennino temporali e cambiamenti
meteorologici richiedono attenzione. Ma proprio questa transizione rende settembre interessante. I
colori iniziano a cambiare. La vendemmia anima molte campagne. I borghi recuperano un ritmo
meno estivo. In numerose destinazioni diminuisce la pressione turistica di agosto. Il camminatore
torna ad avere spazio.


Non servono trenta giorni


Uno degli equivoci più frequenti sul mondo dei cammini è pensare che per partire servano
settimane. Non è così. Un grande itinerario può essere percorso per intero oppure suddiviso in
segmenti. Un weekend sulla Francigena può essere un viaggio completo. Tre giorni sulla Via degli
Dei possono diventare la prima parte di un percorso da terminare successivamente. Una tappa del
Sentiero del Viandante può bastare per capire se quel modo di viaggiare ci appartiene. Il turismo
lento non è una gara di chilometri.


Lo zaino insegna a scegliere


Camminare per più giorni introduce una piccola rivoluzione: tutto ciò che decidiamo di portare
avrà un peso sulle nostre spalle. Improvvisamente la differenza tra necessario e superfluo diventa
molto chiara. Un cambio in più pesa. Una bottiglia pesa. Un oggetto inserito “nel caso servisse”
pesa. Lo zaino costringe a scegliere. Ed è una lezione che continua anche fuori dal sentiero. Chi
ha camminato per giorni con pochi oggetti scopre spesso di avere bisogno di molto meno di
quanto immaginasse.


Le scarpe vengono prima della fotografia


La componente romantica del cammino non deve far dimenticare quella pratica. Un itinerario va
preparato. Bisogna conoscere lunghezza e dislivello delle tappe, verificare le strutture ricettive,
controllare le previsioni meteorologiche e informarsi sulle condizioni del percorso attraverso i canali
ufficiali. Servono calzature già utilizzate, non inaugurate il giorno della partenza. Acqua adeguata
alla tappa. Protezione da sole e pioggia. Un piccolo kit di primo soccorso. Nei percorsi più isolati è
importante conoscere i punti nei quali è possibile rifornirsi. E bisogna essere disposti a cambiare
programma. Se il meteo peggiora seriamente, fermarsi non significa fallire.


Il lusso di avere poco


Dopo due o tre giorni accade qualcosa. La giornata diventa elementare. Svegliarsi. Fare
colazione. Preparare lo zaino. Camminare. Fermarsi. Mangiare. Ripartire. Arrivare. Fare una
doccia. Cenare. Dormire. Le decisioni diminuiscono. E con loro diminuisce una parte del rumore
che riempie normalmente le nostre giornate. Forse è anche per questo che i cammini hanno

conquistato persone molto diverse tra loro. Non tutti cercano spiritualità. Non tutti cercano sport.
Alcuni cercano semplicemente uno spazio nel quale tornare ad avere tempo.


I paesi che il turismo veloce non vede


Esiste poi un valore economico e territoriale. Molti cammini attraversano piccoli comuni lontani
dalle principali direttrici turistiche. Il camminatore dorme, mangia, acquista acqua, entra in un bar,
utilizza servizi locali. Non porta necessariamente grandi cifre in un singolo giorno, ma distribuisce
la propria spesa lungo il percorso. Per borghi interessati da spopolamento e riduzione dei servizi,
un flusso costante e rispettoso può rappresentare un’opportunità. Naturalmente il cammino da solo
non risolve problemi strutturali. Ma può riportare attenzione su territori che il turismo tradizionale
attraverserebbe senza fermarsi.


Il turismo lento non è andare piano


È soprattutto un modo diverso di guardare. Possiamo percorrere una strada lentamente senza
vedere nulla. E possiamo attraversare una città in poche ore con grande attenzione. La lentezza
utile non è soltanto una questione di velocità fisica. È disponibilità all’incontro. Fermarsi a parlare
con chi gestisce un piccolo bar. Chiedere il nome di una montagna. Entrare in una chiesa che non
era sulla guida. Assaggiare un prodotto perché qualcuno ce ne ha raccontato la storia. Cambiare
percorso perché un abitante suggerisce una deviazione. Il cammino crea le condizioni perché tutto
questo accada più facilmente.


L’Italia alla velocità dei nostri passi


In automobile il paesaggio scorre. In treno appare e scompare dietro un finestrino. A piedi
dobbiamo attraversarlo. Se c’è una collina, saliamo. Se il paese è a dieci chilometri, quei dieci
chilometri esistono davvero. Sentiamo la temperatura cambiare entrando in un bosco.
Riconosciamo l’odore della terra dopo la pioggia. Sentiamo le campane di un paese prima ancora
di vederne il campanile. Sono dettagli piccoli, ma alla fine costituiscono il ricordo del viaggio.


Quando finalmente si arriva


Poi arriva la meta. Roma. Firenze. Matera. Assisi. Ravenna. Montecassino. O semplicemente la
stazione dalla quale torneremo a casa. Ci fermiamo. Togliamo lo zaino. I piedi fanno male e
improvvisamente sembra strano non dover continuare. Guardiamo la strada percorsa sulla mappa
e scopriamo che, vista così, appare incredibilmente piccola rispetto alla fatica necessaria per
attraversarla. È in quel momento che si comprende forse il senso più profondo del cammino. Non
siamo arrivati più lontano di quanto avremmo potuto fare con un’automobile. Anzi. In diversi giorni
abbiamo percorso una distanza che un treno avrebbe coperto in poche ore. Ma abbiamo visto tutto
ciò che stava in mezzo. Settembre è uno dei momenti più belli per provarci. La Via Francigena, il
Cammino di San Benedetto, la Via degli Dei, il Cammino Materano, il Cammino di Dante, le vie
francescane e il Sentiero del Viandante sono soltanto sette possibilità. L’Italia ne offre molte altre.
Bisogna scegliere una direzione, preparare lo zaino e cominciare. Perché qualche volta il modo
migliore per riscoprire l’Italia non è cercare un posto nuovo. È raggiungerlo più lentamente.

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