Ci sono eventi che, più di altri, riescono a restare centrali nel racconto di un Paese perché ne
attraversano il tempo, ne accompagnano i cambiamenti e ne riflettono il carattere. Il Festival di
Sanremo è uno di questi per continuità culturale.
Con l’apertura ufficiale della 76ª edizione, in programma da oggi, 24 febbraio, Italian Traditions
inaugura uno speciale editoriale dedicato al Festival, osservato non come semplice competizione
musicale, ma come fenomeno identitario capace di raccontare l’Italia attraverso la sua musica, la
televisione e l’immaginario collettivo.
Dal 24 al 28 febbraio 2026, il Teatro Ariston torna al centro dell’attenzione nazionale e
internazionale. Cinque serate che, anno dopo anno, continuano a rappresentare un punto di
riferimento stabile nel panorama culturale italiano, un appuntamento che resiste alle trasformazioni
del linguaggio mediatico e alle evoluzioni dell’industria musicale, mantenendo intatta la propria
centralità.
Sanremo non è solo ciò che accade sul palco. È un sistema complesso fatto di città, pubblico,
artisti, professionisti e media. È un racconto che si sviluppa tra prove, conferenze, eventi collaterali
e dirette televisive, estendendosi ben oltre le mura dell’Ariston e coinvolgendo l’intero Paese.
Con questo speciale, Italian Traditions sceglie di seguire il Festival giorno per giorno,
restituendone il significato più profondo: non quello dell’effimero, ma quello della tradizione che sa
rinnovarsi, restando fedele a sé stessa.
Quest’anno il calendario si colloca in una finestra particolare, scelta per lasciare spazio alle
Olimpiadi Invernali Milano-Cortina. Ma il meccanismo resta quello che da decenni scandisce il
ritmo dell’inverno italiano: cinque serate, una progressione narrativa precisa, una liturgia televisiva
che unisce palco e città.
Le cinque serate, struttura e racconto
Il Festival si sviluppa da martedì 24 a sabato 28 febbraio, in diretta dal Teatro Ariston, con
trasmissione su Rai1 e copertura integrale su RaiPlay e Rai Radio2.
La prima serata apre con l’esibizione di tutti i Big in gara, valutati dalla Sala Stampa, TV e Web. È
il momento della scoperta, del primo ascolto, della costruzione delle aspettative.
La seconda serata introduce le Nuove Proposte, con sfide dirette che portano due artisti alla finale.
Accanto a loro, metà dei Big torna sul palco, valutata da un sistema misto tra televoto, radio e
stampa.
La terza serata riporta tutti i Big in gara e incorona il vincitore delle Nuove Proposte, consolidando
la classifica provvisoria.
La quarta serata, quella delle cover e dei duetti, resta uno dei momenti più attesi. Non influisce sul
risultato finale, ma spesso produce le esibizioni destinate a restare nella memoria collettiva.
La quinta serata, sabato, culmina con la proclamazione della canzone vincitrice. I primi cinque
vengono annunciati in ordine casuale prima del verdetto finale, in una tensione che ogni anno
rinnova la sua forza narrativa.
“Tra palco e città”
Sanremo non si esaurisce all’Ariston. Il progetto “Tra palco e città” estende il Festival agli spazi
urbani: Piazza Colombo, collegamenti dalla nave ormeggiata al largo, eventi collaterali, showcase
e appuntamenti radiofonici.
Durante il giorno, la macchina organizzativa lavora senza sosta: prove generali, conferenze
stampa, registrazioni per TV e piattaforme digitali. La sera, indicativamente dalle 20:40 in poi, il rito
si accende davanti a milioni di spettatori.
In oltre settant’anni di storia, Sanremo ha accompagnato il Paese nei suoi passaggi cruciali: dal
boom economico agli anni della televisione generalista, fino all’era dello streaming. Ha lanciato
carriere, acceso polemiche, creato tormentoni e discusso temi sociali.
Ma soprattutto, ha costruito un patrimonio emotivo condiviso. Le canzoni di Sanremo entrano nelle
case, nelle radio, nelle memorie familiari. Ogni edizione aggiunge un tassello alla colonna sonora
collettiva italiana.
Cambiano i linguaggi, gli artisti, i codici estetici. Ma resta il bisogno di riconoscersi in una canzone,
di discutere una classifica, di condividere un momento collettivo. In un’epoca frammentata, il
Festival resta uno dei pochi riti nazionali capaci di unire davvero. Ed è questa la sua vera vittoria.



