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PARDINI HALL ARCHITECTURE

DA LONDRA ALLA CAMPAGNA LUCCHESE, L’ORIGINALITA’ E L’INCONFONDIBILE STILE ITALIANO DI ELISA PARDINI.

 

La Lucchesia, che fin dal XVIII secolo fu meta di viaggio e fonte d’ispirazione di tante illustri figure, da Carducci, D’Annunzio e Puccini agli inglesi Shelley, Keats e Byron, è stata motore di creatività anche per la nostra Elisa Pardini, ‘blasonata’ architetto e designer di interni che si muove con disinvoltura e grinta tra l’Inghilterra e l’Italia, dopo aver aperto 8 anni fa un suo studio di architettura a Londra.

 

Ma Elisa della sua italianità è così fiera che oggi vorrebbe aprire la seconda sede del suo studio proprio a Lucca, sua città natale, per ritornare a respirare quell’aria così famigliare fatta di arte, sole, affetti e buon cibo.

 

L’architetto Elisa Pardini è una giovane donna in carriera, e mentre mi appare evidente, approfondendo la nostra conversazione, quanto sia determinata e capace, mi accorgo anche che il suo stile è pieno di idee non convenzionali che lei trasforma ogni volta in progetti ‘riconoscibili’. La sua firma è già su tante riviste accreditate di architettura e i suoi lavori più originali rimbalzano su internet da un sito all’altro.

 

‘Dri Dri’ (una gelateria), il suo lavoro più noto e ispirato alla sua Versilia è anche stato in finale al premio AJ Small Project Competition, indetto dall’Architects Journal. ‘Burro e Salvia’ (pastificio e ristorante) invece vince come best project su Archilovers e viene pubblicato poi su Domus. E ancora, ‘The Italian Job’ (il primo pub italiano a Londra che serve birre artigianali italiane) selezionato dagli editori del premio del Restaurant and Bar Design Awards. Inoltre, sia ‘The Italian Job’ che ‘Dri Dri’ sono stati selezionati in una pubblicazione di IDN in cui parlavano dei migliori studi per environmental brand design. Ma ce ne sono molti altri.

 

Elisa, parlaci degli inizi 

“Mi laureo a Roma all’università di Roma Tre in Architettura con grande rapidità, e durante quegli anni lavoro come assistente scenografa sul set di grandi produzioni cinematografiche, una cosa che credo mi abbia aiutata molto, aprendo la mia visione delle atmosfere e dei punti di vista. E poi, subito dopo l’università, ho lavorato un anno dall’architetto Fuksas nel suo studio vicino a Campo dei fiori (Piazza del Monte di Pietà), un’altra importante esperienza formativa. Da Roma poi sono volata a Londra, dopo aver passato un colloquio da Foster. Avevo inviato il mio curriculum ai più grandi studi di architettura, da Foster, appunto, a Renzo Piano a Parigi, a OMA a Rotterdam, ma l’atmosfera londinese mi aveva sedotto di più, e così nel 2008 iniziai la mia più grande avventura professionale. Da Foster+Partners non avevamo problemi di budget, venivano usati i migliori materiali sul mercato, eravamo 1200 architetti suddivisi in tanti team di lavoro. “

 

E poi?

“Ho lavorato da Foster+Partners due anni e poi, su un volo aereo da Pisa a Londra, trovai il mio primo cliente. Mi commissionò un grosso lavoro di ristrutturazione, e così, atterrata a Londra, decisi di fare il grande salto: mi licenziai da Foster e mi misi in proprio. A Londra aprire una società costa solo un pound. La chiamai ‘Elips Design’. Per 4 anni ho lavorato da sola. E da quattro anni lavoro con il mio partner, che lo è anche nella vita. E lo studio porta i nostri due cognomi, Pardini e Hall.”

Quanto ha contato essere italiana?

“Tanto, per la qualità e la bellezza. E’ vero che se cresci in un posto bello come l’Italia ti si sviluppa un senso estetico che ti condiziona. E poi in Italia ci sono materie prime che non hanno eguali nel mondo. Basti pensare che da Foster+Partners importavamo marmi, pietre e vetri solo dall’Italia. A Londra usano tanto cartongesso. Però è vero che all’estero c’è più lavoro, l’economia si muove e tutto è talmente veloce”.

 

Tu hai scelto di rientrare in Italia?

“La verità è che io preferirei vivere nella mia città, accanto alla mia famiglia, ai miei affetti e oggi con internet il luogo fisico dove ti trovi è relativo. Da Londra ci è stato commissionato un lavoro su Boston. E inoltre nella campagna lucchese ci sono tantissimi stranieri che hanno le loro residenze estive. “

 

Come è cambiato il Made in Italy nel corso dei tuoi dieci anni di esperienza?

“Di sicuro nell’immaginario degli stranieri non è cambiato. Quello che è cambiato, da noi in Italia, è che cominciamo ad esportare anche nuovi materiali di ceramica che assomigliano al marmo e io credo invece che si dovrebbe continuare a puntare sulla qualità. Noi italiani ne abbiamo da vendere. E poi investire sull’artigianato, che unito all’eccellenza delle materie prime produce un connubio senza rivali al mondo.”

 

Tu sei giovane, ma hai già fatto molta esperienza. Cosa consiglieresti a chi sta iniziando ora?

“Di stare all’università il minimo indispensabile e cercare di fare quante più esperienze importanti fuori. Lavorare in grandi studi ti fa imparare in fretta, e diventi bravo. E poi di essere focalizzati sull’obiettivo da raggiungere. Devi lavorare tanto, ma l’impegno premia sempre. Non ci sono scorciatoie che portano vere soddisfazioni. E poi tornare, perché l’Italia ha bisogno di coltivare le proprie eccellenze e anche di goderne. “

 

Il tuo obiettivo?

“L’architettura influenza la vita delle persone e ne condiziona l’umore. Quindi il mio focus è fare progetti di luoghi pubblici, come i musei ad esempio, dove posso contribuire a far sentire meglio il mio prossimo. “

Chapeau, Elisa !!!!

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