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Mostre d’arte e percorsi per la primavera

Le esposizioni e i percorsi artistici più interessanti per vivere l’arte italiana in
primavera


Ogni primavera, in Italia, l’arte assume nuove prospettive: non resta confinata nelle sale, ma si
intreccia con città, paesaggi e itinerari, suggerendo altri modi di attraversare il patrimonio
culturale. Le mostre diventano così tappe di un racconto più ampio, fatto di dialoghi tra
epoche, influenze e territori, dove la visita può trasformarsi nel punto di partenza di un viaggio.
Italian Traditions ne propone una selezione per la primavera 2026.


A Firenze, il colore diventa protagonista della percezione. Palazzo Strozzi ospita “Rothko a
Firenze”, dal 14 marzo al 23 agosto
, una delle più importanti mostre mai dedicate al
maestro americano. Curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, l’esposizione è
concepita appositamente per Palazzo Strozzi e segue l’evoluzione dell’artista dalle prime
opere figurative, in dialogo con espressionismo e surrealismo, fino alle grandi tele astratte
degli anni Cinquanta e Sessanta. Il legame con Firenze è al centro del progetto, che coinvolge
anche il Museo di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana: due luoghi scelti per
ampliare il confronto tra la pittura di Rothko, la tradizione artistica italiana e una dimensione
più intima e spirituale dell’esperienza visiva.


Per chi cerca una tappa fuori dai circuiti più battuti, Rovigo offre una prospettiva raffinata
sull’impressionismo. A Palazzo Roverella, “Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra
Firenze e Parigi”, dal 27 febbraio al 28 giugno,
mette in dialogo per la prima volta in modo
organico Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas. La mostra ricostruisce il rapporto
intenso, talvolta spigoloso, che legò i due artisti durante la lunga stagione parigina. Il percorso
segue il passaggio di Zandomeneghi dalla formazione italiana alla scena francese, mettendo
in luce il suo ruolo nella modernità europea e invitando a osservare l’impressionismo da un
punto di vista meno consueto.


Il tema del viaggio attraversa anche la grande retrospettiva che Palazzo Ducale, a Genova,
dedica ad Antoon van Dyck. “Van Dyck l’Europeo
. Il viaggio di un genio da Anversa a
Genova e Londra”, dal 20 marzo al 19 luglio
, racconta un artista capace di muoversi tra
Fiandre, Italia e Inghilterra trasformando ogni passaggio in una maturazione stilistica. La
mostra riunisce 60 opere in dieci sezioni tematiche e mette in evidenza il ruolo decisivo di
Genova nella sua carriera: nella città ligure Van Dyck affinò il ritratto aristocratico, facendone
uno strumento di prestigio, potere e identità europea.


In Umbria, il percorso cambia registro e assume una dimensione storica e spirituale. Alla
Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, “Giotto e san Francesco. Una rivoluzione
nell’Umbria del Trecento”, dal 14 marzo al 14 giugno, accompagna le celebrazioni per

l’ottavo centenario della morte del santo di Assisi. Curata da Veruska Picchiarelli ed
Emanuele Zappasodi,
l’esposizione racconta la stagione in cui il carisma francescano e la
pittura di Giotto contribuirono a trasformare il linguaggio figurativo tra la fine del Duecento e i
primi decenni del Trecento, superando la rigidità della tradizione bizantina e dando maggiore
concretezza ai volti, ai gesti e alle emozioni. Da Perugia, l’itinerario prosegue idealmente verso
Assisi e gli altri luoghi francescani della regione.


A Roma, la primavera invita a oltrepassare i confini della tradizione occidentale. Palazzo
Bonaparte ospita “Hokusai”, dal 27 marzo al 29 giugno
, con oltre 200 opere dedicate a
Katsushika Hokusai. La mostra attraversa l’intero arco creativo del maestro giapponese,
dalle stampe ukiyo-e alle vedute del Monte Fuji, dai manga alla celebre Grande Onda. Il
percorso mette in evidenza la forza moderna della sua visione — paesaggi, natura,
movimento, vita quotidiana — e il ruolo esercitato da Hokusai sull’arte europea, dagli
impressionisti a Van Gogh. In una città abituata a confrontarsi con epoche e linguaggi diversi,
l’immaginario del maestro giapponese offre un’ulteriore prospettiva sul dialogo tra culture.


A raccontare le origini dell’identità partenopea è il MANN – Museo Archeologico Nazionale
di Napoli, che presenta “Parthenope. La Sirena e la città”, dal 3 aprile al 6 luglio.
La mostra
è dedicata al legame millenario tra la sirena Partenope e l’identità napoletana e riunisce oltre
250 opere, dall’VIII secolo a.C. all’età contemporanea, con prestiti da più di quaranta musei
italiani e internazionali. Il percorso attraversa mito, archeologia e antropologia culturale, dal
primo insediamento greco sul promontorio di Pizzofalcone fino alla street art
contemporanea, mostrando come questa figura continui ad attraversare e definire
l’immaginario della città.


Più che un calendario, questa selezione disegna una mappa: sei tappe per attraversare l’Italia
tra musei e città. Dalla spiritualità umbra al colore di Rothko, dal mito di Partenope
all’immaginario giapponese di Hokusai, la primavera diventa l’occasione per seguire traiettorie
inattese, in cui ogni esposizione è solo l’inizio del percorso.

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