Pare che l’espressione sia attestata dal 1863; G. L. Beccaria, nel suo “Italiano antico e nuovo” la fa risalire al linguaggio militaresco e di caserma, ma secondo altri studi, e in particolare quelli della Svimez, sull’unificazione economica italiana, sembra che il modo di dire, col significato di togliere di mezzo qualcuno fisicamente o anche metaforicamente, abbia la sua origine nel Meridione italiano e, in particolare, nell’usanza seicentesca di far calzare ai morti di un certo rango, per il loro ultimo viaggio, delle scarpe nuove, approntate appositamente. In questo senso, quindi, provocare la morte di un nemico voleva dire anche regalargli delle scarpe nuove. Da qui potrebbe essere nata l’espressione “fare le scarpe”.
Un racconto popolare recita invece così: «Due emeriti furbastri si vantavano di essere l’uno più scaltro dell’altro! Disse il primo: “Sono in grado di rubare le uova da dentro il nido, mentre l’uccello le cova, senza che l’uccello se ne accorga!” Prese una scala a pioli e vi raggiunse il nido sulla cima dell’albero sottraendo all’uccello le uova senza farlo volare! “Vedi?” disse raggiungendo il suolo. “Ecco le uova, ancora calde di covata!” E l’altro furbastro, di rimando: “Controlla adesso le tue scarpe!” Quale fu la meraviglia del primo! Alle sue scarpe mancavano le suole che l’amico gli aveva subdolamente sottratto quando quello era sulla scala!»