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Quali sono le città italiane meno note che conservano resti romani?

L’intera penisola italiana, a parte la città di Roma, è punteggiata da Nord a Sud da un infinito numero di centri urbani grandi e piccoli che, ancora oggi, mostrano la presenza di resti romani anche imponenti. Tuttavia, anche se le città di Pompei ed Ercolano sono quelle più note e frequentate dal turismo internazionale, ci sono numerosi luoghi che rimangono poco conosciuti ma meritano sicuramente attenzione. Italian Traditions ti porta alla scoperta delle città italiane meno note che conservano resti romani.

Le città italiane meno note che conservano resti romani

Aquileia

Per cominciare il viaggio tra le città italiane meno note che conservano resti romani, possiamo dire che in Friuli-Venezia Giulia è possibile andare alla scoperta dell’antica Aquileia, che costituisce uno dei più importanti siti archeologici dell’Italia settentrionale, ed stata dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco.

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La città di Aquileia fu fondata dai romani nel II secolo a.C., come avamposto militare contro le invasioni barbariche, e fu per molto tempo uno dei centri strategici dell’Impero Romano. Più tardi, fu un importante centro per il commercio fluviale, fino all’invasione degli Unni di Attila, che la distrussero nel 452. Nell’era cristiana, Aquileia divenne un importante centro ecclesiastico con il vescovo Massenzio, che ordinò la costruzione della Basilica.

Nell’aerea archeologica di Aquileia, che non è stata completamente portata alla luce, sono visibili i resti del Foro Romano del III secolo d.C., luogo dove si svolgeva la vita pubblica della città, insieme a quelli del Mausoleo, del Macellum e delle Terme. Intorno, le domus dei complessi residenziali e il tracciato delle mura, oltre le quali si incontrano la necropoli, il Circo e l’Anfiteatro. Nelle vicinanze sono visibili anche gli scavi del Porto fluviale, che hanno riportato alla luce banchine e magazzini. I reperti della città romana sono esposti presso il Museo Archeologico di Aquileia.

Oderzo

Nel caso della friulana Oderzo, i resti della città romana sono presenti all’interno della città moderna, sparsi qua e là all’interno del tessuto urbano.

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Worldorgs

Tra via Roma e via Mazzini, sotto un edificio polifunzionale, sorge l’area del Foro, con i resti di un complesso di età augustea, formato da una grande domus, da una piazza di circa cento metri di lunghezza, una Basilica civile e un’imponente gradinata. L’area delle ex Carceri è invece individuata all’interno di un rinomato ristorante, nei pressi del “Torresin” di origine medievale, ed evidenzia parti di muratura e reperti di differenti epoche. L’area di via dei Mosaici conserva due pozzi e la pavimentazione musiva di una domus. L’area compresa tra piazza Grande e piazza Castello comprende un tunnel all’interno del quale si scorgono i resti di una delle strade principali e di una pavimentazione. L’area di via Dalmazia, presso la Cantina sociale, conserva la parte inferiore di un pozzo.

Luni

Tra le città italiane meno note che conservano resti romani c’è Luni, nella provincia di La Spezia. Fu edificata alla foce del fiume Magra nel 177 a.C., nel territorio appartenuto ai Liguri Apuani, e prese il suo nome dalla dea Selena-Luna. Divenne un centro fiorente grazie ai commerci e allo sfruttamento della cave di marmo della zona, arrivando a contare cinquantamila abitanti nel momento di massimo splendore. Nel IV secolo fu distrutta da un terremoto e ricostruita sulle sue rovine.

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Il Corriere Apuano

Gli scavi archeologici, che presero il via in epoca rinascimentale, hanno restituito ampie aree della città romana, tra cui il Foro, l’Area Capitolina, il Decumano massimo, la Basilica, la Curia, il Cardine massimo e il Tempio grande. Tra le dimore signorili si distinguono per bellezza la Domus dei Mosaici, la Domus Settentrionale e la Domus degli Affreschi. Da vedere anche i resti del Tempio della dea Luna, uno dei più antichi. Fuori dalla cinta muraria rimane invece lo splendido Anfiteatro di Portus Lunae, che sorgeva con vista sul mare, ma che a causa delle piene del fiume Magra è ormai lontano due chilometri dalla linea di costa. Di forma ellittica e con un asse di oltre ottantotto metri, poteva contenere circa settemila spettatori.

Fiesole

A poca distanza da Firenze, Fiesole è una città piana di monumenti rinascimentali e medioevali, ma conserva anche l’importante traccia della città romana, posta su un’importante via di comunicazione. Nel 90 a.C. la città etrusca fu distrutta da Catone, e così fu edificata la città dei vincitori, in base al classico assetto urbano romano.

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Il Termopolio

La città romana oggi è ben individuabile grazie agli importanti edifici rimasti come il Teatro monumentale, eretto tra I e II secolo a.C., da cui partì la riedificazione romana, di cui si sono perfettamente conservate tutte le gradinate inferiori, le scalinate d’accesso, l’orchestra, il pulpito e il proscenio. Anche le Terme hanno conservato la loro grandezza, con scalinate d’accesso, portico monumentale, insieme a frigidarium, calidarium e tepidarium. Di rilievo anche il Tempio di Minerva, con il portico colonnato.

Sepino

Tra le città italiane meno note che conservano resti romani non si può non nominare l’odierna Sepino, in Molise. La città sorge il sito archeologico dell’antica Saepinum romana, che sorse su un precedente sito abbandonato dai Sanniti. La città fu eretta a partire dal II secolo e prosperò fino al V secolo, quando probabilmente un terremoto ne segnò il declino.

Sepino, ruins of the ancient Samnite city, Roman architecture. View of the ruins.
Si Viaggia

Le rovine di Saepinum si sviluppano intorno all’incrocio tra Cardo e Decumano, e presentano quattro porte d’accesso, delle quali tre sono ancora dotate di arco. Una pavimentazione in lastroni di pietra identifica il Foro, su cui si affacciano i resti del Macellum, della Curia e della Basilica. Rimangono tracce anche del Teatro, di cui si scorgono la scena e la platea, e di una delle tre Terme. All’interno dell’area rimangono anche i resti di abitazioni, delle vasche di un mulino, e la Fontana del Grifo. All’esterno si vedono i due Mausolei dei Numisi e di Caio Ennio Marso.

Larino

Larino è un’altra delle città italiane che conservano resti romani. Tra le importanti vestigia del passato che custodisce, figurano l’antica città che fu prima fondata dagli Etruschi, poi conquistata dai Frentani e, finalmente, colonizzata e rifondata dai romani. Dopo il III secolo, infatti, l’antica Larino si affermò diventando una città ricca e potente, e diede sfoggio di cultura e di amore per gli spettacoli e i giochi pubblici.

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Italy for Movies

Oggi il parco archeologico della città romana è articolato in due aree principali, a poca distanza l’una dall’altra, individuate dal Foro e dall’Anfiteatro. Quest’ultimo è sicuramente il monumento più rilevante, con la sua struttura e l’arena. Accanto c’erano le Terme, che dovevano essere particolarmente eleganti e sfarzose, decorate con mosaici ancora oggi in parte visibili insieme alle vasche del calidarium e del frigidarium, e parte dell’impianto dell’ipocausto, che consentiva di riscaldare l’acqua e gli ambienti. Del Foro rimane poco degli edifici pubblici, mentre una domus conserva belle decorazioni pavimentali policrome, e una vasca dell’imluvium decorata con un mosaico a soggetto marino. Nel complesso, l’area ha restituito otto mosaici, tre dei quali esposti nel Museo Civico del Palazzo Ducale: il Mosaico dei lupercali, il Mosaico del leone ruggente e uno frammentario con soggetto naturalistico.

Stabia

Stabiae, l’antica Castellammare di Stabia, nei pressi di Napoli, è uno dei siti romani meno conosciuti, vista l’enorme fama che hanno le città di Pompei ed Ercolano. La città fu risparmiata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., quindi continuò a prosperare grazie al suo porto e come emporio commerciale. Le sue origini riportano ai popoli italici, ma fu poi colonizzata dai Greci e dai Sanniti, a loro volta sconfitti dai Romani. Oltre a un importante centro economico, i romani la trasformarono in uno dei luoghi preferiti per l’otium, e qui sorsero sontuose ville decorate secondo un raffinatissimo gusto estetico con splendidi affreschi e preziosi mosaici.

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Contrariamente a Pompei ed Ercolano, di Stabia rimane una piccola parte di quella che fu una città ricostruita in seguito alla storica eruzione. L’impianto urbanistico è ancora visibile, e nella parte fortificata è individuato il Foro, edifici pubblici, i resti di un Tempio, e poi tabernae e abitazioni comuni. Tra le ville più notevoli la Villa di – con una grande raffigurazione del mito di Arianna – e la Villa San Marco, da cui provengono alcuni notevoli affreschi di stile pompeiano. La Villa San Marco è la struttura gentilizia meglio conservata sia negli ambienti interni sia in quelli porticati ed aperti.

Venosa

Uno dei borghi più belli d’Italia, Venosa ha un suo volto romano che è decisamente poco conosciuto. Eppure la cittadina lucana diede i natali al poeta latino Orazio, e fu una colonia romana di notevole importanza. I romani la fondarono infatti nel 291 a.C., dopo aver sconfitto definitivamente i Sanniti, dedicandola alla dea Venere.

L’area archeologica romana si trova in località San Rocco, dove non può sfuggire la vista delle Terme e dell’Anfiteatro, e delle domus. Dell’impianto termale rimangono le strutture del tepidarium e i pavimenti a mosaico del frigidarium. L’Anfiteatro, di forma ellittica, poteva contenere circa diecimila spettatori: rimane parte del perimetro e parte di muratura.

Canosa

In Puglia, a Canosa, rimangono le vestigia di quella che fu la romana Canusium, intorno al tracciato dell’antica via Traiana. Qui si può ancora vedere la struttura in laterizio dell’Arco di Traiano, privo quindi dell’originario rivestimento in marmo. Più esternamente al sito archeologico è visibile ciò che un tempo era un ponte romano.

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Bisanzio

Tuttavia, oltre che nel parco archeologico, la memoria della città romana è conservata nel centro della città, dove ci sono i resti delle Terme di Ferrara e le Terme di Lomuscium. Tra le città italiane meno note che conservano resti romani, forse Canosa è quella meno conosciuta.

Porto Torres

Porto Torres, in Sardegna, è una delle città italiane meno note che conservano resti romani. Qui sorgeva Turris Libisonis, una delle più importanti colonie romane dell’isola. Frequentata in epoca nuragica e poi dai Fenici, divenne poi una città romana, che prese il suo nome dalla presenza di una torre del periodo nuragico detta di Libiso. A costruirla fu Cesare oppure Ottaviano, non si sa con certezza, per compensare i veterani dell’esercito con terre da coltivare: fu infatti l’unica colonia sarda a essere abitata da cittadini romani.

Nella zona del porto rimangono ancora resti dell’antico porto romano, mentre sul rio Mannu è possibile vedere un ponte romano a sette arcate risalente all’età augustea, che è stato utilizzato fino agli ’80 dello scorso secolo.

Il sito archeologico vero e proprio, invece, comprende edifici e infrastrutture pubbliche che vennero circondate da una cinta muraria, di cui rimangono alcuni resti. Sono riconoscibili il tracciato di alcune strade, i resti di abitazioni popolari e di tabernae, alcune inglobate all’interno dell’Antiquarium Turritanum. Di spicco è la Domus di Orfeo, che deve il suo nome a un mosaico policromo che raffigura il leggendario poeta nell’atto di suonare la lira circondato da animali, e la Casa dei Mosaici, con numerose decorazioni musive a soggetto marino e un impianto termale privato. Turris Libisonis era dotata di ben tre impianti termali: le Terme centrali, in cui furono ritrovati mosaici di pregevole fattura, bassorilievi e statue, le Terme Maetzeke e leTerme Pallottino, dal nome dei loro scopritori.

Esternamente alla città si conservano alcune necropoli, di cui una di epoca nuragica, un sepolcreto romano, e l’ipogeo di Tanca Borgona, che ospita trentadue sepolture scavate nella roccia e sostenute da colonne.

Immagine di copertina: Minube

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