
Appartenuto alla famiglia fiorentina dei Gualtierotti fino al 1488, il maniero divenne poi proprietà di Bindo Altoviti e di Giovanni de’ Medici. Nel 1564 il Granduca Cosimo I stabilì la bandita di Sammezzano, un ampio territorio dove era proibito pescare o cacciare senza permessi, per poi donare la tenuta al figlio Ferdinando, futuro Granduca di Toscana. Durante il ‘600 il castello venne acquistato dalla nobile famiglia degli Ximenes d’Aragona, per poi passare in eredità ai Panciatichi nel 1816.

Se la facciata richiama alla mente il mausoleo indiano del Taj Mahal, gli interni si ispirano nelle decorazioni alla famosa Alhambra di Granada. Al suo interno il castello dispone di ben 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno, ognuna decorata in modo unico e originale: tra queste spiccano la sala dei Pavoni, la galleria fra la sala degli Specchi e l’ottagono del Fumoir, la sala Bianca e la piccola cappella, che nell’insieme creano un incredibile labirinto di colori. Dopo la morte del Marchese Ferdinando tuttavia il castello di Sammezzano è stato soggetto a incuria e intemperie, saccheggiato durante la Seconda Guerra Mondiale e poi trasformato in hotel di lusso subito dopo il termine del conflitto.

Rimase tale fino al 1990, quando una compagnia inglese lo acquistò per riutilizzarlo, ma a causa della crisi finanziaria dei suoi nuovi proprietari il castello rimase ancora una volta vuoto. Ancora inutilizzato, il maniero è oggi in stato di semiabbandono, ma nel corso degli anni sono nati numerosi comitati e associazioni che si pongono come obiettivo il restauro e la valorizzazione di questa meraviglia del Made in Italy, un tesoro unico sperso tra le dolci colline toscane.




