Nel cuore della Tuscia viterbese, un piccolo abitato costruito sul tufo resiste da secoli all’erosione del paesaggio che lo circonda. Storia, fragilità e bellezza di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, diventato simbolo di un patrimonio da conoscere e proteggere. Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che, ancora prima di raggiungerli, riescono a creare un’emozione. Civita di Bagnoregio appartiene alla seconda categoria.
La si osserva da lontano e per qualche istante sembra difficile comprendere dove finisca la realtà e cominci l’immaginazione. Un piccolo borgo emerge sopra uno sperone di tufo, circondato da una distesa di calanchi che il tempo, il vento e l’acqua continuano lentamente a trasformare. Le case sembrano aggrapparsi alla roccia. Intorno, il paesaggio precipita nella Valle dei Calanchi.
A collegare Civita al resto del territorio rimane il lungo ponte pedonale che oggi rappresenta l’unica via ordinaria di accesso al borgo. È questa immagine ad aver reso Civita di Bagnoregio celebre nel mondo. Ma dietro quella fotografia esiste una storia molto più complessa. Una storia fatta di civiltà antiche, terremoti, erosione, abbandono e rinascita.Una storia che racconta, forse meglio di molte altre, il rapporto fragile e straordinario tra l’uomo e il territorio italiano. Nel cuore della Tuscia.
Civita è una frazione del comune di Bagnoregio, nella provincia di Viterbo. Siamo nel Lazio settentrionale, in quella Tuscia che conserva ancora oggi un patrimonio straordinario di borghi, necropoli etrusche, palazzi rinascimentali, giardini storici, laghi vulcanici e paesaggi rurali.Roma non è lontanissima, ma arrivando in questa parte del Lazio la percezione cambia.Le grandi arterie lasciano progressivamente spazio alle strade che attraversano colline e campagne.Orvieto è poco distante.
Il lago di Bolsena appartiene allo stesso grande paesaggio geografico. È una terra di confine, nella quale Lazio, Umbria e Toscana sembrano quasi incontrarsi. Ed è proprio qui che Civita appare improvvisamente davanti al visitatore. Isolata. Silenziosa. Quasi irreale. Le origini antiche. La storia dell’area affonda le proprie radici nell’antichità. Il territorio fu interessato dalla presenza etrusca e successivamente da quella romana. La posizione elevata offriva caratteristiche favorevoli all’insediamento, mentre le vie di comunicazione collegavano quest’area con altri importanti centri dell’Italia centrale. Nel corso dei secoli il nucleo urbano si sviluppò adattandosi alla particolare conformazione del terreno.
Ma quella stessa roccia sulla quale Civita era stata costruita avrebbe determinato il destino del borgo. La città sopra una terra fragile. Per comprendere Civita bisogna guardare sotto le sue case. Il borgo sorge su una rupe costituita da materiali di origine vulcanica sovrapposti a strati più friabili. L’azione dell’acqua, degli agenti atmosferici e dei movimenti del terreno ha progressivamente modellato l’intero paesaggio. Intorno alla rupe si estende la Valle dei Calanchi. È uno scenario spettacolare.
Creste, incisioni e pareti argillose disegnano un paesaggio che sembra cambiare con la luce. Ma la bellezza dei calanchi nasce dallo stesso fenomeno che rende fragile Civita. L’erosione. Il terreno continua infatti a trasformarsi. Lentamente, ma continuamente. È questa instabilità geologica ad aver contribuito nel corso dei secoli al progressivo isolamento dell’abitato. La città che perdeva le sue strade: Oggi siamo abituati a immaginare Civita collegata al mondo attraverso il suo lungo ponte pedonale. In passato la situazione era differente.
Il borgo faceva parte di un sistema urbano più ampio e possedeva collegamenti che nel tempo sono stati modificati o cancellati dai fenomeni naturali. Frane e terremoti hanno segnato profondamente la storia del territorio.Particolarmente importante fu il terremoto del 1695, che colpì duramente l’area.Con il passare dei secoli, il progressivo deterioramento dei collegamenti e le difficoltà della vita quotidiana contribuirono allo spopolamento.Molti abitanti si trasferirono verso Bagnoregio.Civita diventò lentamente un luogo sempre più piccolo e isolato.
La città che muore a definizione che avrebbe contribuito a rendere Civita famosa arrivò nel Novecento. Lo scrittore Bonaventura Tecchi, originario di Bagnoregio, la definì la città che muore.
Era un’espressione potente. Descriveva un borgo che sembrava destinato a scomparire lentamente insieme alla rupe sulla quale era stato costruito. Per molti anni quell’immagine ha accompagnato Civita. Ma oggi possiede quasi un significato paradossale. La città che sembrava destinata a morire è diventata uno dei borghi italiani più conosciuti a livello internazionale e dell’identità italiana.



