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Totò, il principe delle risate

Totò, pseudonimo di Antonio De Curtis, è stato un attore, poeta, paroliere e sceneggiatore italiano, grande filantropo e simbolo dello spettacolo comico del Bel Paese, per questo soprannominato “Principe della risata”.

Ma cosa si nascondeva dietro la “maschera”, all’ombra del personaggio pubblico simbolo di Napoli?

Totò aveva una personalità poliedrica che vale la pena conoscere per comprendere appieno l’uomo oltre l’artista.

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Tutte le donne di Totò

La vita di Totò era certamente costellata di donne: il suo fascino lo portò ad avere due matrimoni ma anche relazioni extraconiugali. La sua prima moglie fu Diana Bandini Rogliani che sposò nel 1935 e con la quale ebbe la prima figlia Liliana De Curtis. Il matrimonio terminò dopo soli quattro anni: Diana sospettava che Totò avesse un’altra donna e infatti lo fece.

Infatti, l’attore aveva una relazione con Silvana Pampanini e, dopo la sua separazione da Diana, decise di firmare a quest’ultima tutti i diritti della famosa canzone “Malafemmena”, come richiesta di perdono.

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Una curiosità sul nome della figlia è che Liliana prende il nome da una donna di cui era innamorato (Liliana Castagnola) e che è stata corteggiata da uomini provenienti da tutta Europa. Una storia d’amore senza lieto fine mentre Liliana si toglieva la vita a causa della loro relazione travagliata.

Nel 1952 inizia una storia d’amore con Franca Fialdini, donna con la quale rimane fino alla fine dei suoi giorni e con la quale ha il secondo figlio che purtroppo muore poche ore dopo la nascita: Massenzio De Curtis.

Un rapporto, anche questo, complicato visto che nel frattempo Totò si è avvicinato alla sua prima moglie Diana, pur essendosi risposato con Franca

Totò e il suo amore per il teatro

Aveva solo quattordici anni quando decise di lasciare la scuola, spinto dalla passione per il teatro. Così cominciò ad agire, giovanissimo, in piccoli teatri nella periferia di Napoli, con il suo repertorio di imitazioni.

Dopo due anni di tentativi, tuttavia, non ha raccolto il successo previsto e ha deciso di abbandonare la recitazione e unirsi all’esercito. Fu un’esperienza che ben presto si rivelò non fare per lui così, per evitare di finire in prima linea durante la seconda guerra mondiale, dovette essere ricoverato in ospedale per iniziare a recitare a Napoli, pur continuando a non ottenere consensi.

Nel 1922 Totò si trasferisce a Roma con tutta la famiglia e inizia a lavorare nella compagnia teatrale di Giuseppe Capece ma il successo arriva solo con il debutto al Teatro Jovinelli dove porta il repertorio di Gustavo De Marco.

Il successo ottenuto a Roma portò l’attore a ricevere i primi consensi nella sua città, Napoli, e Totò cominciò ad agire insieme ai mostri sacri del tempo come Anna Magnani e i fratelli De Filippo.

La sua carriera non si ferma al teatro ma diventa anche cinematografica, tanto che negli anni Settanta (quando era già passato a una vita migliore) i suoi film diventano un culto anche per le nuove generazioni.

Dieci curiosità su Totò che forse non conosci

Teatro, cinema e donne: Totò è stato questo ma anche molto di più. Ecco dieci curiosità su Antonio De Curtis che non tutti conoscono.

Il soprannome di “Totò”

Fu sua madre a dargli questo soprannome che in seguito divenne il suo pseudonimo. Un soprannome nato dalla fretta e dalla necessità di abbreviare il suo nome, Antonio, quando doveva chiamarlo.

Da bambino, Totò voleva diventare sacerdote

Quando era bambino, Antonio De Curtis si divertiva a fingere di essere un tale sacerdote che aveva allestito un santuario in casa, completo di candele.

Quell’incidente e il suo inconfondibile naso

La sua espressione peculiare è il risultato di un incidente. Totò ricevette infatti un pugno mentre giocava a calcio in collegio, quando era bambino.

Totò ‘O Spione

‘O Spione: così si chiamava Totò nel suo quartiere di Napoli. Questo perché, da bambino, conosceva i segreti e le malizie di tutti gli altri ed era così curioso di seguire e seguire chi lo interessava.

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Totò e la lotta al fascismo

Totò si oppose sempre al fascismo e, per questo motivo, era spesso atteso dalla polizia fuori dal teatro, al termine dei suoi spettacoli. Eppure, è sempre riuscito a farla franca, grazie all’aiuto degli operai del teatro. Per nascondersi da queste incursioni, l’attore aveva comprato un lotto di sepoltura nel cimitero monumentale Al Verano a Roma, dove si era rifugiato anche tutta la notte.

Il suo amore per gli animali

Amava gli animali più degli esseri umani perché, il primo, non tradiscono mai, e lo dimostra con le continue donazioni ai canili della città. Non potevamo dire se l’avesse fatto per amore degli animali o per diffidenza verso i suoi simili, ma affermava di preferire un cane come ospite a un finto amico.

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La vita “confortevole” di Totò

Antonio De Curtis era, fondamentalmente, un uomo pigro. Al mattino si alzava a mezzogiorno e non usciva di casa prima delle cinque del pomeriggio. I suoi contratti di lavoro includevano una clausola speciale che gli permetteva di iniziare alle due del pomeriggio.

L’avvento della cecità

Lo notò durante una rappresentazione teatrale in cui interpretava Napoleone: erano gli anni Quaranta e, durante la sua esibizione, si rese conto di aver perso la vista.

Tuttavia, continuò lo spettacolo, e nessuno se ne accorse. Ci sono voluti anni di trattamento per migliorare la situazione ma, a causa di questa patologia, ha sempre indossato occhiali scuri che ha tolto solo quando è andata sul palco.

Totò, un attore discografico

Attore da record. Totò recitò in 97 film tra il 1937 e il 1967, attirando oltre 270 milioni di spettatori. Un record ancora senza pari oggi.

Il movimento Totoista

Totò, un pacifista anarchico che dava a chi non aveva. Questa caratteristica ha portato alla nascita di un movimento giovanile che ha messo radici a Bologna negli anni Settanta.

Totò è stato (e sarà sempre) un personaggio singolare, ribelle ma tradizionalista, amato e adorato da Napoli e da tutta Italia, stimato a livello internazionale. Un uomo e un attore degno di essere conosciuto anche oggi che non è più tra noi.

Copertina: napoli.repubblica.

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