Search

Treni storici 2026 – viaggio nel Friuli-Venezia Giulia a 50 anni dal terremoto


Dalle ferite del sisma a un modello di rinascita diventato esemplare, un viaggio
su rotaia tra borghi ricostruiti, città d’arte e paesaggi che spaziano dalle
montagne alla laguna


Il 2026 riporta il Friuli-Venezia Giulia a una delle date più dolorose della sua storia: il 6
maggio ricorre il cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976, che colpì duramente
la media valle del Tagliamento e oltre cento centri tra le province di Udine e Pordenone. A
quella prima devastazione seguì, il 15 settembre, un nuovo violento evento sismico che
causò ulteriori distruzioni. Le vittime furono 965, ma da quella tragedia nacque anche un
modello di ricostruzione destinato a diventare un riferimento nazionale: il Modello Friuli.


Dalla memoria del sisma prende forma il progetto dei treni storici 2026, promosso dalla
Regione con Fondazione FS e FS Treni Turistici Italiani: un calendario di viaggi che unisce la
lentezza del convoglio d’epoca, la forza del paesaggio e i luoghi che, dopo il terremoto, sono
diventati simboli di rinascita. Per Italian Traditions, questa iniziativa rappresenta
un’occasione unica per osservare il Friuli da una prospettiva diversa.


A dare forza al progetto è anche il modo in cui ci si sposta. I treni d’epoca, trainati da
locomotive storiche a vapore o elettriche a seconda delle corse, riportano al centro un’idea di
viaggio diversa da quella contemporanea. Protagoniste sono le carrozze “Centoporte” degli
anni Trenta,
riconoscibili per le numerose porte laterali. Salire a bordo di questi convogli
significa entrare in una dimensione ferroviaria d’altri tempi, in cui il treno non è soltanto il
mezzo per raggiungere una destinazione, ma parte integrante dell’esperienza.


Gemona del Friuli è una delle tappe centrali di questo itinerario. Segnata profondamente dal
terremoto del 1976, oggi si presenta come una città in cui la memoria della distruzione
convive con la qualità della ricostruzione. Il cuore della visita è il centro storico, raccolto
attorno al Duomo di Santa Maria Assunta, tra i più importanti esempi di architettura
romanico-gotica della regione, ricomposto attentamente pietra dopo pietra.


Venzone rappresenta un altro snodo fondamentale del percorso. Il borgo fortificato, quasi
completamente distrutto dal sisma, è stato ricostruito “com’era e dov’era”. Il Duomo di
Sant’Andrea, le mura trecentesche, il fossato e la Cappella cimiteriale di San Michele, nota
anche per le celebri mummie conservate naturalmente, accompagnano il visitatore dentro un
luogo in cui la ricostruzione non si distingue dal resto, ma ne è diventata identità.

Il viaggio si allarga poi verso Cividale del Friuli e Palmanova, due destinazioni che
raccontano un altro volto della regione: quello del patrimonio artistico e dell’urbanistica
storica.


A Cividale del Friuli il fulcro della visita è il Tempietto Longobardo, riconosciuto
dall’UNESCO nel 2011 all’interno del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere”.
Piccolo edificio dell’VIII secolo sul Natisone, è uno dei simboli della città, da cui si prosegue
nel centro storico tra il Ponte del Diavolo, il Duomo, i musei e l’Ipogeo Celtico.


A Palmanova, invece, si entra in una delle città-fortezza più celebri d’Europa. Patrimonio
UNESCO dal 2017, la città stellata si scopre anche a piedi, lungo percorsi che conducono
verso Piazza Grande, cuore della città. Il Parco dei Bastioni e l’Anello delle Fortificazioni
accompagnano il visitatore alla scoperta del sistema difensivo della città, fatto di bastioni,
gallerie e porte monumentali.


Tra i luoghi che meritano attenzione c’è anche Osoppo, area emblematica della ricostruzione.
Il Forte, recuperato dopo il terremoto, ha richiesto un lavoro complesso di restauro di opere
difensive, gallerie, fossati, trinceramenti e casematte. Affacciata sul Tagliamento, la fortezza
aggiunge al percorso una dimensione ulteriore, legata a una storia che va dall’età antica fino
alle vicende militari più recenti.


Accanto alle singole tappe emerge anche una visione più ampia del territorio. I treni storici non
collegano soltanto i centri più segnati dal sisma, ma attraversano un Friuli-Venezia Giulia fatto
di paesaggi diversi: dalle aree montane e collinari dell’interno, con centri come Magnano in
Riviera, fino alle città di confine come Trieste e Gorizia, passando per borghi e aree lagunari.
È in questo intreccio di luoghi che il viaggio offre un quadro più completo della regione.
La stagione 2026 ha preso avvio il 12 aprile con il Treno Festa di Primavera, inaugurando un
calendario che accompagnerà i viaggiatori fino al 20 dicembre. Si segnalano, tra i primi
appuntamenti, il 2 maggio con il Treno storico degli Alpini “della ricostruzione” verso
Pinzano al Tagliamento e il 3 maggio con il Treno delle Città UNESCO diretto a Palmanova
e Cividale del Friuli. Tra le date in calendario, il 15 settembre il Treno storico del ricordo del
terremoto collegherà Gemona del Friuli e Pordenone, in memoria della seconda grande
scossa del 1976.


Diverse corse includono visite guidate senza costi aggiuntivi, estendendo l’esperienza oltre
lo spostamento ferroviario. Per aggiornamenti e dettagli sui singoli treni tematici è possibile
consultare il portale ufficiale del turismo regionale, mentre i biglietti sono acquistabili
attraverso i canali di vendita della Fondazione FS.


A cinquant’anni dal sisma, questi itinerari non si limitano a rievocare una pagina del passato,
ma fanno riscoprire il Friuli-Venezia Giulia, una regione spesso sottovalutata ma di grande
ricchezza, lungo un percorso che si compone fermata dopo fermata.

Close
Your custom text © Copyright 2018. All rights reserved.
Close