Intervista esclusiva a Giovanni Li Castro, fondatore di Amen Gioielli
In un’intervista esclusiva concessa a Italian Tradition, uno degli imprenditori più visionari del panorama italiano si racconta senza filtri. Dalle cadute che hanno segnato il suo percorso fino alla nascita di Amen, brand che ha rivoluzionato il modo di interpretare la spiritualità nella gioielleria, emerge la storia di un uomo che ha fatto della resilienza la sua cifra imprenditoriale. Un dialogo che non è solo racconto di successo, ma manifesto di una visione: quella di chi crede che l’impresa non sia semplice commercio, ma un atto di fede, coraggio e amore.
Giovanni Licastro, perché è nata Amen?
R.Ci sono storie imprenditoriali che nascono non da un progetto pianificato, ma da un imprevisto che avrebbe potuto segnare la fine, invece ne sigla la rinascita. Quella di Amen è una di queste. Tredici anni fa, mi trovai improvvisamente senza lavoro. L’azienda con cui collaboravo da anni, come distributore, decise di interrompere il contratto per gestire direttamente le attività. Un colpo durissimo, che avrebbe potuto segnare la fine di un percorso imprenditoriale. Invece, fu l’inizio di una rinascita. Pochi giorni dopo, la disdetta del contratto trovai un bracciale in pelle inciso con la preghiera del Padre Nostro. Quel simbolo, semplice e potente, acceso al polso, si trasformò in una visione. A quell’epoca vendere un bracciale di pelle in gioielleria con inciso la preghiera forse non era facile. In più avevo il problema del nome, di come chiamarlo, se potevo venderlo con la preghiera.
Nacque così Amen: da un fallimento imposto, da una crisi non scelta, ma trasformata in opportunità. Quello che poteva sembrare un azzardo – portare nelle gioiellerie un bracciale inciso con una preghiera – divenne presto un marchio riconosciuto, capace di unire spiritualità, design e messaggio universale. Oggi Amen rappresenta non solo un brand, ma la prova concreta che la resilienza, quando si unisce all’istinto e al coraggio, può trasformare la caduta più dura in un’impresa di successo.
Quindi?
R La scelta del nome non fu immediata né scontata. «Girando il polso, alla fine della preghiera incisa sul bracciale, c’era scritto Amen. Fu lì che decisi: lo chiamerò così». In realtà, agli inizi, il marchio nacque come A-men. Un espediente dettato dal timore che la Chiesa potesse avere da ridire sull’uso diretto di una parola tanto sacra. Per questo andò a studiare: la “A” e “men”, accompagnate da un segno grafico capace di dare forza e identità al progetto. Quelle stelle che oggi compongono il logo non furono un vezzo estetico, ma una scelta precisa. Rappresentano la costellazione della Croce del Sud: un omaggio alle radici meridionali dell’imprenditore, ma anche un ponte simbolico con il mondo spirituale che il marchio voleva evocare. «All’inizio lo chiamai A-men anche per un gioco di parole: uomini, men, dall’inglese. Una licenza poetica, un modo per legare la fede all’umanità», spiega. Il battesimo ufficiale arrivò quasi per caso. Durante le prime campagne pubblicitarie, una di queste mandata in onda da TV2000, fu proprio l’emittente cattolica a sancire il passaggio decisivo. «Quando videro lo spot mi dissero: “Ma perché A-men?… È Amen”. In quel momento il marchio fu riconosciuto per ciò che davvero era».
Da lì partì Amen. Un nome semplice, universale, che racchiudeva in sé la spiritualità, le radici e il destino di un brand nato dalla resilienza e destinato a lasciare un segno.
Qual’era la sua esperienza nel settore?
R «Venivo dal mondo della gioielleria, quello è sempre stato il mio mestiere. Ho dato continuità a ciò che sapevo fare, ma sono stato costretto a ripartire da zero. Mi sono trovato improvvisamente in una situazione difficile, non per colpa mia, e ho dovuto barcamenarmi tra mille ostacoli per rimettere insieme i pezzi e ricostruire tutto da capo.»
«La nostra forza nasce da un DNA chiaro e inconfondibile. Amen porta con sé un’identità precisa: un gioiello che unisce la dimensione spirituale a quella fashion. L’intuizione vincente non è stata proporre un oggetto religioso inteso esclusivamente come espressione liturgica o legata alla Chiesa, ma reinterpretarlo come simbolo universale di amore e spiritualità.
Qual è la particolarità che contraddistingue le vostre creazioni rispetto a tutte le altre?
R «La nostra forza nasce da un DNA chiaro e inconfondibile. Amen porta con sé un’identità precisa: un gioiello che unisce la dimensione spirituale a quella fashion. L’intuizione vincente non è stata proporre un oggetto religioso inteso esclusivamente come espressione liturgica o legata alla Chiesa, ma reinterpretarlo come simbolo universale di amore e spiritualità. Croci, angeli, preghiere: ogni elemento è stato pensato non come segno di appartenenza ristretta, ma come linguaggio capace di parlare a tutti. Abbiamo mostrato che indossare un oggetto di fede può essere insieme bello, contemporaneo e profondamente significativo. È questa la cifra che distingue Amen: trasformare la spiritualità in un messaggio accessibile, elegante e universale.»
Che filosofia c’è dietro il suo progetto imprenditoriale?
R. Il tutto parte da un concetto di amore, che chiaramente lavorando su un brand che si chiama Amen – noi abbiamo un payoff che è “L’amore è una scelta”, quindi diamo la possibilità alla gente di scegliere di amare. Amare qualsiasi cosa, che può essere un essere umano, la terra, la natura. Quello che loro si sentono. Il progetto è quello di far indossare più oggetti di fede possibili a tutti. Perchè per come è arrivato questo oggetto a me, lo considero quasi un modo di evangelizzare l’uomo. Se lei pensa che dopo gli anni ’80, quindi Madonna che utilizzava croci e oggetti religiosi, o Dolce e Gabbana che si inventavano il rosario a girocollo, o Paciotti che faceva il rosario con la spada, questi oggetti sparirono da quello che è il consumatore comune. Non è sparito chiaramente tutto quel mondo di pellegrini che hanno sempre seguito la Chiesa. Lo ripeto: noi abbiamo lavorato non su un discorso di Chiesa, ma su un discorso di fede e di amore. Il concetto è questo.
Come spiega il segreto del suo successo?
R «Il segreto non è mai un colpo di fortuna. È fatto di lavoro duro, costanza e fede nelle proprie idee. Significa credere sempre, anche quando tutto sembra crollare, e avere il coraggio di affidarsi al proprio istinto, offrendo al pubblico il meglio esattamente dove lo cerca. Ma il vero messaggio che desidero trasmettere è un altro: il successo non sta nel non cadere, ma nel sapersi rialzare. Ogni impresa nasce da un momento di difficoltà. È in quella caduta che si forgia la resilienza. Ed è rialzandosi, con determinazione e visione, che si costruisce il futuro.»
La religiosità del cliente gioca un ruolo importante negli acquisti?
R Dipende. Il nostro oggetto può essere religioso per chi compra un rosario, però abbiamo molti clienti che pur non essendo praticanti si avvicinano: questo è il nostro obiettivo. Ecco perchè nuova evangelizzazione. Cercare di accaparrarci un pubblico che si avvicina anche a un oggetto – a volte lo fanno anche per superstizione o perché devo affidarsi a qualcosa – e quindi si avvicinano. Esempio: anche la nostra parte fashion serve a vendere il brand e a vendere comunque quel concetto di spiritualità, di fede, di amore, perchè comunque indossi un prodotto che si chiama Amen. E Amen è così sia. E’ la parola stessa.
Il prodotto che ha venduto di più?
R. I rosari. All’inizio sicuramente il bracciale con la preghiera. Quello ha venduto per quattro anni solo quel prodotto. Posso dire che nella storia di Amen sia il bracciale con la preghiera, che il rosario sono i prodotti più venduti.
E quello a cui è più affezionato?
R. Il bracciale in pelle. In assoluto.
Esiste un gioiello che vorrebbe creare, ma che non ha ancora visto la luce?
«Sì, c’è un progetto a cui tengo molto: l’Anello dei Valori. Un gioiello che racchiuda, incisi, i principi fondamentali che ogni uomo e ogni donna dovrebbero custodire e perseguire, soprattutto in un’epoca in cui questi valori rischiano di smarrirsi.
È un’idea che vuole andare oltre l’estetica, trasformando un oggetto in un manifesto da portare con sé ogni giorno. Un simbolo tangibile di ciò che non deve andare perduto.
Accanto a questo, abbiamo anche un nuovo progetto in cantiere. Per ora non possiamo svelare i dettagli, ma sarà un passo ulteriore nel percorso di Amen: unire bellezza, spiritualità e messaggio universale.»
Dove siete presenti in Italia e all’estero?
R. In Italia siamo presenti su tutto il territorio. Da Nord a Sud indistintamente. All’estero in Europa siamo in Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, nei paesi dell’Est: Croazia, Bulgaria Serbia, Repubblica Ceca, Ungheria. Poi Grecia, insomma siamo un pò a macchia di leopardo ma pian piano stiamo crescendo. Siamo a Porto Rico, siamo in Canada. Siamo a Manila, nelle Filippine, dove ci sono due negozi Amen monomarca. Il mercato principale è chiaramente l’Italia, però dall’anno scorso abbiamo iniziato un processo di espansione verso l’estero importante. Abbiamo anche un negozio in Georgia, a Batumi. Piano piano stiamo crescendo.
E’ possibile acquistare anche on-line?
R. E’ possibile acquistare on-line. Abbiamo il sito: amencollection.com
È ottimista sul futuro?
«Essere ottimisti è una condizione necessaria, altrimenti non potremmo fare gli imprenditori. Nonostante le difficoltà quotidiane – dalla ricerca del personale alle complessità di un mercato che cambia di continuo – dobbiamo guardare avanti con fiducia.Il segreto è rimanere vigili, pronti a leggere le trasformazioni e a cogliere le opportunità che emergono. Non è semplice, richiede attenzione costante e la capacità di reinventarsi giorno dopo giorno. Ma è proprio questa la sfida che rende affascinante il nostro mestiere: non subire il futuro, costruirlo.»
