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Marinella, il nodo che ha fatto la storia – Maurizio Marinella e il mito di tre generazioni

Italian Traditions in esclusiva incontra i protagonisti che hanno scritto la storia imprenditoriale italiana. Tra questi, un nome che non ha bisogno di presentazioni: Marinella. Da oltre un secolo simbolo di eleganza e stile, le sue cravatte hanno attraversato oceani, vestito presidenti, re e uomini che hanno lasciato il segno. Oggi, con Maurizio Marinella, terza generazione della famiglia, ripercorriamo il viaggio di un brand che non è solo moda, ma cultura, artigianato e identità del Made in Italy.

Giorgio Albertazzi diceva: “La cravatta è il blasone di ogni uomo che ha in sé qualcosa di nobile” 

R: Assoslutamente sì. La cravatta è l’unico oggetto distintivo. Adesso che ci vestiamo tutti di grigio e di blu, la cravatta ci differenzia. La cravatta vuol dire serietà, rigorosità, trasmettere il colore, una bella giornata di sole, la propria personalità. La cravatta è un insieme di messaggi che noi cerchiamo da 111 anni di farlo nel miglior modo possibile. 

La cravatta è l’ accessorio maschile che ha reso celebre il marchio nel mondo. A cosa è dovuto questo successo? 

R: Premesso che non siamo solamente cravatte, e non siamo mai stati solamente cravatte.  Dal 1914 siamo stati accessori maschili: quindi scarpe, camicie, profumi, ombrelli, bastoni, pullover, maglieria e quant’altro. La cravatta nel tempo ha con noi cannibalizzato gli altri prodotti. A che cosa è dovuta questa importanza? La nostra cravatta viene fatta ancora adesso su misura, quindi chiaramente più corta per le persone più basse e più lunga per quelle alte. Questo ci ha permesso di arrivare al collo di personaggi che poi ci hanno fatto da testimonial. 

Qualche nome? 

R: Kohl, il cancelliere tedesco, le facevamo 65 cm più lunghe del normale. Eltsin 35. Abbiamo fatto le cravatte per Magic Johnson, utilizzando il tessuto per tre cravatte. Tutti i capi di Stato. Dalla famiglia Kennedy in poi tutti i presidenti americani. Tre mesi fa abbiamo fatto le cravatte per Felipe il Re di Spagna perché lui è molto alto, abbiamo fatte le cravatte più lunghe. Il 7 febbraio sono andato a casa di Carlo d’Inghilterra a portargli delle cravatte della collezione Orange Fiber, collezione di cravatte che vengono fatte con le bucce d’arancia, quindi  le cravatte di Marinella sono capi unici e ne facciamo solamente quattro per ogni disegno. Ogni dieci giorni abbiamo una collezione nuova. Vengono ancora stampate a mano, mentre adesso tutti i produttori di cravatte le fanno stampate in digitale. Una cravatta che nasce secondo le esigenze del cliente, poi ci mettiamo un pò di colore, di napoletanità, un pò di accoglienza. Noi apriamo alle sei e mezza tutti i giorni dell’anno. Sei e mezza è l’orario massimo di apertura. Apriamo alle sei e dieci, sei e un quarto. L’altro giorno abbiamo aperto alle sei meno venti. 

Da dove giungono le stoffe? 

R: Il 75% delle nostre sete vengono stampate in Inghilterra. Quando nascemmo nel 1914 mio nonno andò in Inghilterra perché voleva far nascere un piccolo angolo di Inghilterra a Napoli e quindi iniziò ad importare queste cravatte che venivano stampate in una zona vicino Manchester, mi pare che si chiami Macclesfield, è difficile per noi italiani dire questa parola ma noi continuiamo a stampare le sete sempre lì. Poi prendiamo un po’ di sete italiane. Sono tutte disegnate da me, e quindi ccontinuiamo perché noi siamo napoletani, tradizionalisti, scaramantici. Abbiamo iniziato 111 anni fa in questo spazio e continuiamo a stampare in questo bellissimo posto. 

Quale idea comunica ogni creazione Marinella? 

R: L’idea dell’esclusività, della qualità, della sostenibilità, della genialità, del calore napoletano, dell’unicità del prodotto e dell’artigianilità. 

Cos’è l’eleganza per lei e come coniugarla con le evoluzioni della moda? 

R: L’eleganza è sentirsi bene in alcuni vestiti ma seguendo anche un pochettino le regole. Delle regole che però non devono essere considerate come delle imposizioni, ma come dei suggerimenti. Non vogliamo dare imposizioni a niente, ma vogliamo dare delle regole, perché purtroppo la gente non ha nessuna idea di come vestirsi la mattina, il pomeriggio, di come vestirsi la sera, come andare a teatro, come andare a un matrimonio. Ed oltre tutto questi telefonini stanno azzerando completamente  la personalità. Questo è un periodo, per esempio. molto forte per noi. Checché se ne possa pensare è il periodo dei matrimoni. Beh! è uno dei momenti più difficili, più duri, perché consigliare cravatte del matrimonio a delle persone è veramente molto complicato, anche perché, ripeto, ci sono i telefonini. Quando tu vuoi vedere una cravatta: <<Un momento faccio le foto, le mando alla mia futura moglie>>. La futura moglie la manda al padre, il padre la manda  ai testimoni, i testimoni ad altre persone, per cui  ad un certo punto per la scelta di questa cravatta ci sono dieci persone che collaborano. Quindi, insomma, devo dire veramente diventa complicato. Questo azzera completamente la personalità. Io che ho vissuto il commercio di come si viveva con mio nonno, con mio padre e poi anche adesso con Alessandro… beh!, trovo che c’è veramente uno svilimento ed è un pò difficile trasmettere delle regole che però devono essere delle regole da rispettare, perché pensiamo che andare vestiti in un determinato modo è anche un senso di rispetto nei confronti delle persone, ma principalmente anche dei luoghi dove vai. 

Marinella e le donne. 

Sì, ci piacciono le donne. Ci piacciono anche molto in questa versione divertente con la cravatta. Noi stiamo  da due anni vendendo tantissime cravatte da donna. Abbiamo molte donne, per assurdo la nostra clientela è più femminile che maschile, perché le donne vengono a comprare le cravatte per i propri mariti, per i propri compagni e quant’altro. Quindi è un rapporto molto divertente e simpatico. L’uomo sceglie la cravatta in un determinato modo, la donna la sceglie in un modo completamente diverso. L’uomo è portato a prendere sempre lo stesso. Oltretutto l’uomo possiede 100 cravatte ma mette sempre le stesse quattrocinque. La donna viene, dice: <<Mio marito ce l’ha tutte fondo blu, gliela voglio prendere fondo giallo>>, ecco quella è una cravatta che viene messa nell’armadio e il marito continuerà a mettere la cravatta fondo blu. 

Accanto al vostro logo è presente uno stemma. Siete fornitori ufficiali di casa Borbone? 

R: Sì, e anche della casa reale inglese. 

Ed i Savoia? 

R:  Per i Savoia ne abbiamo fatte. Emanuele Filiberto di Savoia viene spesso, infatti proprio richiesta di pochi giorni fa: <<Ma perché non mettete anche il mio stemma?>>. Sì, lo faremo, siamo molto contenti, non c’è nessun problema. 

Ci sono particolari consigli che date ai clienti prima di un acquisto? 

R: Sì, non venire mai con le giacche. Quindi non fare mai abbianmenti su quella giacca. Scegliere le cravatte di primo impatto, senza fare particolari ragionamenti. Non ragionare molto sulla scelta della cravatta, la cravatta deve essere una cosa istintiva. E poi farsi anche un pò consigliare da noi, perché cerchiamo di consigliare il meglio. Cerchiamo di trasmettere una grande onestà commerciale: quindi se la cravatta  non ci piace come sta su quel particolare abito, cerchiamo di non alimentare l’acquisto, anzi di svilirlo un pochettino. 

Avete mai ricevuto richieste bizzarre? 

R: Qualche volta abbiamo assecondato, altre volte no, però sì. Un po’ di anni fa c’era un cliente che si faceva fare le cravatte dalla pala grande con la punta asimmetrica, quindi due angoli completamente  sballati, però a lui piacevano così e quindi le facevamo così. Un altro cliente, per esempio, ci continuava a ordinare, ma ce le ordina ancora, ogni tanto le cravatte tutte dal rovescio, con la seta stampata al contrario. Un altro cliente ci chiede ancora di non mettere l’etichetta, perché non vuol far sapere ai propri amici che fa le cravatte da Marinella, tenendolo come una specie di segreto. 

Nelle richieste c’è  qualcosa che distingue un cliente italiano da uno straniero? 

R: Il cliente straniero è completamente diverso. Il cliente italiano ha comunque una grande ispirazione al vestire e cerca di fare degli accoppiamenti giusti. Gli stranieri sono un pò più sciolti, prendono anche delle cose un pò insolite, un pò strane, facendo anche degli accoppiamenti devo dire un pò azzardati, ma va bene così. 

Qualcuno ha mai cercato di copiarvi? 

R: Sì, siamo sempre copiati, tanto che anche altre aziende di cravatte dicono: <<Questa qua è una collezione tipo Marinella>>, insomma, e quindi siamo molto copiati, ma molto copiati anche in negativo, perché nei periodi di ottobre, novembre e dicembre escono anche tante cravatte false. Quindi copiati anche  in questo senso. 

Il  Made in Italy. Ritiene che attualmente ci siano delle buone norme per la sua difesa? 

R: Assolutamente no. Dovremmo fare molto di più, dovremmo fare il massimo per tutelare, specialmente anche le aziende storiche, tutelare un pochettino il Made in Italy. Ma questo a tutti i livelli, non vedo solamente nel mio settore. Vedo anche tutto quello che succede nel food, dove noi in America continuiamo a mangiare il Parmesan, che è una cosa che poi viene fatta in Canada e quindi forme di tutela molto più rigorose, più decise a tutelare delle cose straordinarie.  

Marinella e il Sud – Un valore aggiunto o la difficoltà di fare impresa? 

R: Prima lo è stato, il Sud, ma poi in particolar modo Napoli trasmetteva cose complicate, difficoltà. Adesso c’è una gran voglia di Sud, una gran voglia di Napoli. Napoli è la città più richiesta al mondo, è una città dove la gente viene e si emoziona a stare a Napoli. E’ un Sud che ha cambiato completamente faccia. Adesso Sud vuol dire vincere il Campionato, preparare la Coppa America, fare cose incredibii, che forse nessuna regione in Italia sta facendo, quindi  in questo momento mi sento di  dire che c’è  una esplosione di  emozioni, di entusiasmo, di vibrazioni che sono intorno al Sud incredibili. Vado sempre in Giappone ed ogni volta che vado e dico di essere di Napoli nei giapponesi si accende una luce che è completamente diversa.  

Siete presenti a Napoli ed in altre città italiane, ma anche a Tokio e Londra. Nuove aperture in vista? 

R: No, perché poi oltretutto in questi giorni abbiamo aperto a Capri, Piazzetta, un posto molto bello. Mah, penso che noi stiamo bene così, abbiamo fatto già tanto, noi poi siamo artigiani e moltissimo non riusciamo a fare. Ecco, personalmente, ma è idea di tutta l’azienda, prima di appendere la cravatta al chiodo vorremmo forse aprire un negozio in America. Però in questo momento l’America  non ci trasmette serenità  o comunqie ci trasmette un momento di indecisione, di  non chiarezza, per cui stiamo ancora una volta rimandando. Tante volte siamo arrivati sul punti di,  ma poi è successo sempre qualcosa  che ci ha allontanati. Vediamo, stiamo alla finestra e aspettiamo. 

Lei rappresenta la terza generazione della famiglia. Cosa ha aggiunto una generazione rispetto alla precedente? 

R: Ognuno di noi ha raccolto il testimone, l’ ha portato avanti nel miglior modo possibile, la storia di un miracolo, quattro generazioni. Insomma di solito le aziende familiari arrivata la seconda entrano in difficoltà, siamo arrivati anche alla quarta. Ho avuto la capacità di… tra virgolette internazionalizzare un pochettino l’azienda. L’Azienda prima era Napoli, solamente Napoli, da quando poi sono sceso io ho iniziato con Milano, poi abbiamo fatto il Giappone, abbiamo trovato spazio in tanti corner del mondo tipo a New York, abbiamo fatto Bergdorf Goodman, abbiamo fatto Parigi Beaumarchais, siamo da Santa Eulalia a Barcellona e così, insomma, una quindicina di corner, quindi ho spinto per l’internazionalizzazione o comunque per  far conoscere il marchio anche all’estero. Alessandro mi sembra che stia adesso facendo un’altra cosa molto importante: la sostenibilità, il verde, il green, tanto che abbiamo iniziato una collaborazione. quindi abbiamo una nuova collezione di cravatte che nascono dallo scarto delle bucce delle arance. 

Suo figlio Alessandro, quarta generazione: un futuro più sul solco della tradizione o dell’innovazione? 

R: Vedo un futuro sul parallelismo, nel senso che a fianco di una Marinella classica, storica, rigorosa, fatta di tradizioni e di storia, sta nascendo un’altra Marinella  che si affianca, che invece è comunicazione, piattaforma dell’e-commerce, che non era stata ancora fatta. La sostenibilità, prodotti sostenibili, una grande attenzione al verde, e questo è stato uno dei motivi che poi mi hanno fatto avvicinare, quando sono andato il 7 febbraio direttamente a casa, sottolineo la parola “casa”, di Carlo d’Inghilterra, molto sensibile a questi valori e quindi questa nuova  Marinella mi ha permesso di essere  anche al cospetto di Re Carlo. 

Cosa direbbe ad un giovane che volesse intraprendere la sua professione? 

R: Direi di puntare ancora su un sogno, su un’emozione. Vivere un’idea e anche se passano gli anni ed i tempi diventano sempre più difficili, non perdere mai la forza di vivere delle novità con emozione. 

Qual è oggi la sfida più grande per Marinella? 

R: La sfida più grande è sostenere l’artigianato. L’artigianato è difficile, i ragazzi non si trovano, ma non si trovano non solo da me, le grandi sartorie, chi fa le scarpe fatte a mano, il lavoro delle mani  sta avendo grande difficoltà, quindi poter rilanciare l’artigianato fatto a mano, il su misura, questa è la sfida più importante da sostenenre. Ma l’Italia intera è ricca di tante tradizioni che purtroppo non vengono aiutate, alimetate e sostenute, purtroppo sono destinate a finire. Quindi rilanciare l’artigianato, impegnarsi con dei corsi interni a non far morire questo bellissimo lavoro e questa è sicuramente la cosa più difficile da sostenenre. 

Intervista e testo a cura di David Truscello

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