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La vendemmia in Italia:  tradizioni, innovazioni e cena in vigna

La vendemmia, esercita ancora un grande fascino in quanto mostra come la conoscenza, la dedizione e l’esperienza dell’uomo riescano a trasformare l’uva nel “nettare degli dei”. Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno si compie, dunque, un rituale carico di significato, nonché uno dei momenti più importanti del ciclo vitivinicolo della nostra terra. 

La raccolta e la lavorazione dell’uva, prima in mosto e poi in vino, rappresentano il connubio perfetto tra tradizione e innovazione, in cui il rispetto per il passato si unisce alle tecniche moderne. 

La cena in vigna la novità alle Cantine Bertelegni 

Un’esperienza unica per assaporare il gusto della nostra terra. In occasione della vendemmia, le cantine Bertelegni  sulle colline oltrepadane di Rocca Susella in frazione Graminara, sono state organizzate due serate tra i filari di vigneti per poter degustare i piatti tipici territoriali accompagnati da vini selezionati. 

Le serate, tenutesi lo scorso fine settimana, hanno visto la partecipazione di numerosi visitatori, non solo locali ma anche provenienti da altre regioni, attratti dalla possibilità di vivere un’esperienza enogastronomica autentica e immersiva.

Le cantine Bertelegni, custodi delle tradizioni vitivinicole dell’Oltrepò Pavese, hanno saputo creare un evento che va oltre la semplice degustazione. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di camminare tra i filari, ammirare i colori autunnali delle vigne e assistere alle prime fasi della vendemmia, scoprendo i segreti che si celano dietro ogni calice di vino. Le spiegazioni degli enologi hanno arricchito l’esperienza, offrendo uno sguardo approfondito sulla complessità e la bellezza del processo di vinificazione.

La cena tra i filari, organizzata con cura e attenzione ai dettagli, ha proposto un menù che esaltava i sapori del territorio. Dai salumi artigianali alle paste fresche fatte a mano, fino ai dolci tradizionali, ogni piatto è stato abbinato a un vino diverso, scelto per esaltarne al meglio le caratteristiche. I commensali hanno potuto apprezzare l’armonia tra il cibo e il vino, in un contesto che rendeva omaggio alle radici culturali e gastronomiche della zona.

Questa iniziativa rappresenta un esempio concreto di come il turismo enogastronomico possa diventare un motore di sviluppo per le comunità locali. Valorizzare le eccellenze del territorio, far conoscere le pratiche sostenibili della viticoltura e creare occasioni di incontro tra produttori e consumatori sono azioni che rafforzano il legame tra il prodotto e il territorio, contribuendo al contempo alla crescita economica e culturale della regione.

Le serate hanno anche messo in luce l’importanza della filiera corta e della sostenibilità, temi sempre più rilevanti nel panorama agroalimentare italiano. Le cantine Bertelegni, infatti, si sono distinte non solo per la qualità dei loro vini, ma anche per l’impegno verso pratiche agricole rispettose dell’ambiente, che tutelano il paesaggio e la biodiversità locale.

In un’epoca in cui l’attenzione dei consumatori è sempre più rivolta alla qualità e all’origine dei prodotti, eventi come questo diventano fondamentali per educare e sensibilizzare il pubblico, creando una maggiore consapevolezza sul valore delle tradizioni e delle produzioni locali. Le cantine Bertelegni, con questa iniziativa, hanno saputo dimostrare che il vino non è solo un prodotto, ma una storia da raccontare, un’esperienza da vivere, un legame profondo con la terra da cui nasce.

Le tecniche tradizionali della vendemmia

La raccolta manuale è la tecnica tradizionale con cui si procede perché permette di selezionare con cura i grappoli migliori e di preservare l’integrità degli acini d’uva, dando vita a vini di alta qualità.

Dopo la raccolta, l’uva viene portata in cantina per la pigiatura, cioè il procedimento attraverso cui si ricava il succo dagli acini. La tradizione richiede la “pigiatura a piedi”, riportando alla mente le scene iconiche viste in film come “Il profumo del mosto selvatico”.

A questo punto, il succo d’uva, ora diventato mosto, viene lasciato fermentare nelle vasche apposite, dove si trasformerà in vino grazie alla capacità dei lieviti di trasformare gli zuccheri in alcol.

Dopo il periodo di fermentazione, si lavora alla separazione di bucce e sedimenti dal vino (soprattutto per i vini rossi) e si procede con l’affinamento in botti o vasche di acciaio, a seconda dello stile desiderato. Dopodiché, più o meno verso metà novembre, il vino viene travasato ulteriormente per perdere qualunque impurità ed è pronto per invecchiare.

La vendemmia tra tradizione e innovazione

Nel tempo, la vendemmia ha incorporato numerose innovazioni tecnologiche con lo scopo di migliorare l’efficienza dell’intero processo, senza inficiare sul risultato finale.

Per esempio, spesso la valutazione di qual è il periodo della vendemmia ideale integra l’uso di tecnologie (come satelliti e droni) alla conoscenza e all’esperienza, permettendo di trovare il momento ideale per la raccolta.

Seppur ancora impiegata per i vini di altissima qualità, la fase della raccolta ha visto l’ingresso di macchine vendemmiatrici, cioè macchinari in grado di raccogliere l’uva in modo rapido e preciso.

Anche la fase della pigiatura ha finito per avvalersi di macchinari in grado di eliminare i raspi e spremere gli acini per ottenere il mosto.

Dalla fermentazione alla conservazione, il processo di vinificazione ha abbracciato varie migliorie, come per esempio lieviti accuratamente selezionati e/o sistemi di ultima generazione per controllare la temperatura.

Gli addetti ai lavori mantengono alta anche l’attenzione verso l’ambiente, cercando di attuare pratiche più sostenibili, come la gestione oculata dell’acqua,  la riduzione dei trattamenti chimici in vigna e l’impiego di energie rinnovabili in cantina.

Qual è il futuro della vendemmia in Italia?

Il futuro della vendemmia in Italia sarà sempre ancorato alla tradizione, cioè quel mix di tecniche, conoscenze e consuetudini che hanno reso il vino italiano un’eccellenza in tutto il mondo.

Dal canto loro, considerando le sfide future, tra siccità o maltempo e malattie fungine, le tecnologie applicate continueranno a rendere l’intero processo di vinificazione più efficiente, veloce e sostenibile.

Le regioni vinicole

L’Italia è un Paese straordinariamente ricco anche dal punto di vista vitivinicolo, considerando che ogni regione mantiene vitigni e tradizioni propri. Tra quelle più prolifere troviamo:

  • Toscana – La Toscana è famosa per l’aspetto quasi sacrale della vendemmia e per i suoi vini rossi come il Chianti e il Brunello di Montalcino. Non è un caso che attiri migliaia di enoturisti ogni anno.
  • Piemonte – Terra di vini come il Barolo e il Barbaresco, nonché seconda per produzione, il Piemonte ospita moltissime varietà di uve, prima tra tutte il Nebbiolo.
  • Veneto – Non solo patria del Prosecco. La regione è costellata da un’ampia varietà di uve, da quelle bianche come Glera e Chardonnay fino alle rosse come Raboso e Corvina.
  • Puglia – Identificare la Puglia unicamente con il Negroamaro sarebbe un errore, visto che la regione produce moltissimi vini, come Nero di Troia, Primitivo e Verdeca.
  • Sicilia – Qui, la vendemmia inizia prima che in altre regioni, grazie alle temperature sopra la media, e dà vita a vini come il Nero d’Avola e il Marsala.

Copertina: Unsplash

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