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Giangiacomo Ibba – “Fare impresa oggi è saper restituire valore alle persone”

Giangiacomo Ibba – C’è chi apre punti vendita. E chi costruisce reti umane.

CRAI nasce nel 1973 a Desenzano del Garda, non come semplice insegna commerciale, ma come visione condivisa da un gruppo di piccoli commercianti italiani: creare una distribuzione di prossimità capace di essere presidio sociale, cultura del territorio, legame autentico con le persone.

In principio si chiamava Commissionarie Riunite Alta Italia. Poi, per riflettere meglio la sua vocazione alimentare e il radicamento nel tessuto nazionale, l’acronimo è diventato Commissionarie Riunite Alimentaristi Italiani.

Oggi CRAI è molto più di questo: è un modello di distribuzione che attraversa città e borghi con oltre 1.800 punti vendita, portando con sé non solo prodotti, ma relazioni, ascolto, valore condiviso.

Il cuore della sua crescita? Un’identità che ha saputo restare fedele alla sua origine, evolvendosi con intelligenza: tradizione e innovazione, territorio e visione nazionale, impresa e comunità.

Abbiamo incontrato Giangiacomo Ibba, Presidente del Gruppo Abbi e Amministratore Delegato del Gruppo CRAI, per capire come si costruisce un futuro radicato nei valori e pronto alle sfide del domani.

1. Ci racconta il suo percorso personale e professionale?

Il mio percorso imprenditoriale affonda le radici in Sardegna, una terra che custodisce identità profonde e uno spirito di resilienza che ho sempre considerato parte del mio bagaglio personale. A 27 anni, in un momento difficile segnato dalla scomparsa di mio padre, mi sono trovato a raccogliere il testimone della nostra azienda di famiglia, la Fratelli Ibba. È stato un passaggio improvviso e denso di significato, che ha coinciso con una presa di coscienza: da quel momento in poi, responsabilità e visione non sarebbero più state concetti astratti, ma strumenti concreti con cui affrontare la realtà, prenderla in carico e trasformarla.

In Sardegna abbiamo costruito un modello imprenditoriale che non ha mai inseguito la crescita fine a sé stessa, ma che l’ha sempre messa al servizio di uno sviluppo più ampio e condiviso, capace di restituire valore ai territori, alle comunità, alle persone.

Questa impostazione si è consolidata e ampliata nel mio attuale ruolo di Amministratore Delegato del Gruppo CRAI, dove ho avuto l’opportunità di estendere quello stesso approccio a un sistema nazionale articolato, composto da realtà diverse per storia e dimensioni, ma unite da una visione comune. In questo contesto, il mio impegno quotidiano è orientato a rafforzare la coesione strategica, migliorare l’efficienza organizzativa e valorizzare il ruolo degli imprenditori locali, costruendo una rete capace di competere, ma anche di rappresentare un modello di distribuzione moderno, consapevole e responsabile.

2. CRAI oggi è riconosciuta come un player della prossimità. Quali sono le leve che guidano la vostra strategia?

Abbiamo scelto di attribuire alla prossimità un significato ampio, che va oltre la semplice presenza sul territorio. Per noi significa garantire a tutti – anche a chi vive nei piccoli comuni e nelle aree interne – pari accesso alla qualità, al servizio, alla relazione.

In questo senso, la prossimità è anche una leva di coesione sociale. La nostra rete non segue solo logiche commerciali, ma si fonda su un impegno concreto verso le comunità locali. Operiamo affinché il diritto di restare nei propri territori – di viverli, lavorarli, svilupparli – non sia un’eccezione, ma una possibilità reale.

Per rendere tutto ciò sostenibile nel tempo, investiamo su più livelli: nella personalizzazione dei format, nell’accuratezza dell’assortimento, in una logistica evoluta e nella digitalizzazione dei processi. 

In questo scenario, la marca privata assume un ruolo sempre più strategico. Le nostre private label rappresentano oggi oltre il 25% dello scaffale, con oltre 3000 referenze, ma per noi non sono semplici prodotti: sono il riflesso di una visione industriale che valorizza filiere, territori, persone. L’industria CRAI, attraverso la sua marca, racconta valori, promuove la qualità, costruisce un’identità solida e riconoscibile.

Anche la pressione promozionale resta rilevante, ma non può essere l’unica leva. In un mercato affollato e frammentato, a fare davvero la differenza è la qualità dell’offerta. Costruire un assortimento significa assumersi la responsabilità di proporre ciò che serve davvero: non abbondanza, ma essenzialità, chiarezza, sostenibilità. È un gesto di rispetto verso il cliente, che premia l’attenzione, la coerenza, la visione di lungo periodo.

Il nostro obiettivo è costruire una prossimità moderna, efficiente e capace di affrontare le nuove esigenze dei cittadini e delle imprese.

3. Cosa rappresenta per lei il progetto CraiFutura, che ha colpito particolarmente l’attenzione di IT Difesa?

CraiFutura è un progetto strategico che nasce dalla volontà di rafforzare la coesione tra le imprese del nostro sistema, dando forma a un’identità comune, più riconoscibile e strutturata. In un mercato complesso come quello attuale, la capacità di “fare sistema” è una condizione imprescindibile per rimanere competitivi.

Con questo progetto vogliamo superare la frammentarietà, dotandoci di modelli operativi condivisi, processi più integrati e strumenti gestionali uniformi. È un’evoluzione che punta a generare efficienza e solidità, ma anche a valorizzare le peculiarità locali, mantenendo intatto il ruolo centrale dell’imprenditore nei suoi contesti di riferimento.

Stiamo costruendo una rete più efficiente, più coesa e più preparata ad affrontare le sfide di domani. CraiFutura non è solo un piano industriale, ma una visione di lungo periodo fondata su integrazione, governance, sostenibilità e crescita equilibrata.

4. Come declinate il concetto di sostenibilità nella vostra attività quotidiana?

La sostenibilità, per CRAI, è una responsabilità dichiarata e perseguita in modo concreto. Lo abbiamo messo nero su bianco scegliendo di diventare Società Benefit: una forma giuridica che rende esplicito il nostro impegno a generare un impatto positivo sulla società e sull’ambiente, accanto agli obiettivi economici. È una scelta di coerenza, che ci impegna nel presente e ci orienta nel lungo termine.

La nostra prossimità è sostenibile per natura: nasce nei territori, si nutre delle comunità, valorizza le filiere locali, riduce l’incidenza della logistica pesante, promuove stagionalità e relazioni autentiche. È un modello che tiene insieme efficienza, impatto ambientale contenuto e coesione sociale. E che offre risposte concrete ai bisogni di oggi, senza perdere di vista quelli di domani.

A questo si affiancano scelte istituzionali che esprimono un’etica operativa forte. Siamo stati la prima insegna della distribuzione moderna a firmare un Patto di Legalità con il Ministero dell’Interno, a tutela delle filiere sane e della dignità del lavoro. È un segnale chiaro: fare impresa per noi significa anche presidiare il rispetto delle regole, la trasparenza e la qualità delle relazioni lungo tutta la catena del valore.

Ma sostenibilità significa anche guardare al futuro delle persone, favorire il ricambio generazionale, costruire spazi di ascolto e partecipazione attiva. In questa direzione si inserisce il Board dei Giovani CRAI, un gruppo di collaboratori under 35 dell’Hubquarter CRAI che affianca in modo stabile la Direzione Generale. Non si tratta di un progetto formale, ma di un laboratorio vivo, dove le nuove generazioni possono contribuire con idee, proposte e visioni. È un esempio concreto di sostenibilità culturale: creare le condizioni perché il cambiamento sia alimentato da dentro, con energia nuova e responsabilità condivisa.

La nostra sostenibilità non si limita alle dichiarazioni: è fatta di scelte quotidiane, coerenti e sistemiche. Perché crescere davvero, oggi, significa anche saper restituire.

5. Quali sfide vede all’orizzonte per il mondo della distribuzione e come CRAI si sta preparando ad affrontarle?

Il mondo della distribuzione è al centro di una trasformazione profonda. L’evoluzione dei comportamenti di consumo, l’accelerazione tecnologica e la crescente attenzione verso la sostenibilità stanno riscrivendo le priorità e le aspettative delle persone. Oggi, più che mai, emerge il bisogno di punti di riferimento: luoghi accessibili, riconoscibili, capaci di offrire non solo prodotti ma anche servizi, relazioni, esperienze. In questo contesto, la prossimità assume un nuovo significato: non è più solo vicinanza fisica, ma risposta sociale ai cambiamenti in atto, spazio di relazione e presidio di comunità.

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