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Larderello, il borgo toscano dove nacque l’energia geotermica

Nel cuore della Valle del Diavolo, tra vapori naturali, storia industriale e
paesaggi fuori dal tempo, una piccola località della provincia di Pisa
custodisce un primato mondiale: qui il vapore del sottosuolo fu utilizzato
per la prima volta per produrre energia elettrica.


Italian Traditions vi accompagna a Larderello, frazione del comune di Pomarance, in
provincia di Pisa, dove la Toscana mostra uno dei suoi volti più inattesi. Non quello
delle colline ordinate, dei filari o dei borghi medievali, ma quello di una terra viva,
attraversata da vapori bianchi, fumarole e soffioni boraciferi.

Qui, nella cosiddetta
Valle del Diavolo, il sottosuolo non è soltanto una presenza invisibile: emerge, respira,
produce calore e ha dato origine a una delle storie energetiche più importanti d’Italia.
Il centro si trova in un’area di confine tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, nel cuore
della geotermia toscana. Il nome della località rimanda a François Jacques de
Larderel, imprenditore di origine francese che nell’Ottocento intuì il valore industriale
dei lagoni boraciferi.
Prima ancora che si parlasse di fonti rinnovabili, questa zona era
conosciuta per la presenza di acido borico nelle acque e nei fanghi caldi che
affioravano dal terreno.

Dal 1818 l’attività di estrazione assunse una dimensione
industriale, trasformando un paesaggio aspro e fumante in un centro produttivo legato
alla chimica e, più tardi, alla produzione elettrica.


La svolta arrivò all’inizio del Novecento. Nel 1904 Piero Ginori Conti riuscì a utilizzare il
vapore naturale del sottosuolo per accendere cinque lampadine: un esperimento
apparentemente semplice, ma destinato a segnare una tappa fondamentale nella
storia dell’energia. Pochi anni dopo, nel 1913, entrò in funzione la prima centrale
geotermica, destinata a rendere questo piccolo centro toscano un riferimento
internazionale.


Ancora oggi, osservando il paese, si percepisce questa doppia anima. Da un lato
conserva il carattere di un insediamento nato intorno al lavoro e alla produzione;
dall’altro il paesaggio circostante mantiene una forza quasi primordiale. Le colonne di
vapore che si alzano dal terreno, l’odore sulfureo, le rocce chiare e i getti caldi
contribuiscono a creare un ambiente raro in Italia, spesso accostato a scenari nordici o
islandesi. Non a caso la Valle del Diavolo deve il suo nome proprio a queste
manifestazioni naturali, che nei secoli hanno alimentato l’immaginario popolare e
letterario.

Il legame tra quest’area e la risorsa del sottosuolo non appartiene soltanto al passato.
Nella zona si concentra ancora oggi uno dei poli geotermici più importanti d’Europa.
La centrale di Valle Secolo, con quasi 120 MW di potenza installata, è considerata il
più grande impianto europeo di questo tipo. Nei dintorni sono presenti numerosi altri
siti produttivi che fanno della Toscana un territorio di riferimento per la produzione
geotermoelettrica italiana. È un’eredità industriale che continua a evolversi, unendo
innovazione tecnologica, continuità produttiva e attenzione crescente alla sostenibilità.
Per approfondire questa storia, vale la pena visitare il Museo della Geotermia di
Larderello, ospitato al piano terra del Palazzo de’ Larderel.

Il percorso museale
ricostruisce l’evoluzione della risorsa attraverso documenti, modelli, strumenti tecnici
e installazioni multimediali. Le sale raccontano la scoperta dell’acido borico, lo
sviluppo dell’attività chimica, le prime applicazioni industriali del vapore e la nascita
della produzione elettrica.
Non è soltanto un museo tecnico, ma un luogo che aiuta a
comprendere il rapporto tra il territorio, il sottosuolo e le attività che qui si sono
sviluppate nel tempo. Anche il soffione dimostrativo, con l’apertura controllata del
getto, mostra in modo diretto la potenza del vapore geotermico.


Larderello è anche un caso interessante di insediamento industriale. Nel Novecento,
soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, fu ripensato in rapporto alla vita degli
operai, dei tecnici e delle famiglie che lavoravano nel settore. Il progetto urbanistico e
alcuni edifici portano la traccia di Giovanni Michelucci, uno dei grandi protagonisti
dell’architettura italiana del secolo scorso. Abitazioni, servizi, spazi collettivi e luoghi di
culto furono concepiti in relazione all’attività produttiva e a un territorio segnato dagli
impianti e dalle caratteristiche naturali della valle.


Visitare questo angolo della provincia di Pisa significa quindi entrare in una Toscana
diversa da quella più conosciuta. È un viaggio attraverso la storia della scienza,
dell’industria e dell’energia, in un luogo dove la natura continua a manifestarsi in forme
spettacolari. Poco distante, i percorsi della Valle del Diavolo, le fumarole di Sasso
Pisano, i paesaggi delle Biancane e le aree geotermiche di Monterotondo Marittimo
ampliano l’esperienza, mostrando come il calore della Terra abbia modellato non solo
l’economia, ma anche l’identità di questa parte della regione.

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