A sole 24 ore dal lancio, Madenotinitaly sta già catalizzando l’attenzione di produttori e consumatori, in particolare delle comunità italiane all’estero. Ideata dall’agenzia di comunicazione Cenacoli, la piattaforma si propone di segnalare e denunciare i prodotti che sfruttano indebitamente nomi, immagini e suggestioni legate al Made in Italy.
«Ho ricevuto decine di segnalazioni dai nostri connazionali stanchi di imbattersi in imitazioni grossolane dei nostri eccellenti formaggi e vini», racconta Livio Buffo, CEO di Cenacoli e fondatore di OscarWine. «Ad esempio, Alessandra, trasferita a New York da vent’anni, organizza degustazioni di Parmigiano vero per far comprendere agli americani la differenza con le versioni “all’americana”. Dopo il primo assaggio, la reazione è sempre la stessa: “Ma perché non lo fanno così anche qui?”».
Secondo le stime più recenti, il business dell’italian sounding muove cifre paragonabili all’intero export agroalimentare nazionale: un giro d’affari che, se difeso adeguatamente, potrebbe rientrare nelle casse delle aziende italiane.
La presentazione ufficiale di MadeNotInItaly è avvenuta alla Camera dei Deputati, durante l’incontro “Europa, etichette, dazi e vino: contromisure per tutelare il Made in Italy”, al quale hanno partecipato il vicepresidente del Senato Gina Marco Centinaio, l’on. Marco Cerreto (Commissione Agricoltura), Massimo Garzillo (Poligrafico dello Stato) e Andrea di Paolo (vicepresidente di BAT Italia).
Nel corso del dibattito, il senatore Centinaio ha sottolineato come imitazioni come il CalSecco – etichetta californiana che strizza l’occhio al Prosecco – rappresentino un danno sia economico sia d’immagine. «Anche se i dazi rimangono competenza di Governo e Unione Europea, iniziative come questa offrono uno strumento pratico per difendere il nostro export e la reputazione delle nostre eccellenze», ha concluso.
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