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Sulle tracce di Giovanni Falcone tra Palermo e Capaci


Un itinerario nei luoghi che raccontano la memoria, l’impegno e il contrasto alla
mafia.


Palermo non è soltanto lo sfondo della storia di Giovanni Falcone. È la città in cui si formò e
maturò un metodo investigativo capace di affrontare Cosa nostra come un’organizzazione
strutturata, seguendone rapporti, interessi economici e responsabilità criminali. Da Palermo
a Capaci, Italian Traditions propone un itinerario tra i luoghi che raccontano la sua vita, il
lavoro del pool antimafia e l’eredità civile lasciata dopo la strage del 23 maggio 1992.


Il percorso può cominciare dalla Kalsa, uno dei quartieri più antichi di Palermo. Nell’area di
piazza Magione, una lapide ricorda il luogo in cui il magistrato nacque il 18 maggio 1939, in
via Castrofilippo. La casa, affacciata sulla piazza e poi demolita nel 1959, non esiste più;
resta però il riferimento al luogo d’origine, nel cuore della zona in cui trascorse i primi anni.
Il cammino può proseguire verso l’aula bunker dell’Ucciardone, realizzata in pochi mesi
accanto al carcere e destinata a diventare uno degli spazi simbolo del contrasto giudiziario
alla mafia. Qui, il 10 febbraio 1986, si aprì il Maxiprocesso di Palermo, con 475 imputati e
un’accusa destinata a cambiare il modo in cui lo Stato affrontò Cosa nostra in sede
giudiziaria. Non era soltanto una struttura costruita per ragioni di sicurezza. L’aula bunker
rispondeva alla necessità di processare la mafia come sistema, non come somma di singoli
delitti. Il lavoro del pool antimafia, di cui Falcone fu protagonista insieme a Paolo Borsellino e
ad altri magistrati, trasformò indagini, testimonianze, flussi di denaro e ricostruzioni
patrimoniali in un impianto processuale capace di arrivare fino alle sentenze definitive.


Nel centro di Palermo, vicino all’Orto Botanico, Palazzo Jung ospita il Museo del Presente
“Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”. Ideato dalla Fondazione Falcone, il museo
racconta la stagione del pool antimafia, il Maxiprocesso e le stragi del 1992 attraverso
fotografie, documenti, opere e tecnologie digitali. Nel 2026, la sede ospita anche le iniziative
legate al “Segno della Rinascita”: il 22 maggio un incontro istituzionale nella Biblioteca Blu
e, dal 23 maggio al 19 luglio, la mostra “Il Segno della Rinascita – Gli Uffizi e le opere
recuperate dalla strage dei Georgofili”.


La tappa più nota resta via Notarbartolo, davanti al palazzo in cui abitava il giudice. Qui il
grande ficus, conosciuto come Albero Falcone, è diventato negli anni un luogo spontaneo di
memoria: cittadini, studenti e visitatori vi lasciano biglietti, disegni, fotografie e fiori. Anche il
23 maggio 2026 l’area torna al centro della commemorazione, con il corteo “Finché avremo

voce” in partenza dal Palazzo di Giustizia e l’omaggio alle vittime previsto intorno alle 17:58,
l’ora dell’attentato.


L’itinerario conduce poi alla chiesa di San Domenico, nella piazza omonima, uno dei luoghi
religiosi e civili più importanti di Palermo. Conosciuta come Pantheon degli Illustri di Sicilia,
custodisce le sepolture di figure centrali della storia e della cultura dell’isola. Qui si
celebrarono i funerali pubblici delle vittime della strage di Capaci: Giovanni Falcone, la
moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e
Rocco Dicillo. Dal 2015, nella stessa chiesa, riposa anche il magistrato, la cui salma venne
traslata dal cimitero di Sant’Orsola.


Da Palermo si raggiunge Capaci seguendo idealmente la traiettoria del 23 maggio 1992. Il
magistrato rientrava dall’aeroporto di Punta Raisi quando Cosa nostra fece esplodere una
carica lungo l’autostrada A29, nel tratto compreso tra Capaci e Isola delle Femmine. Le
stele visibili lungo l’autostrada indicano il punto in cui l’attentato colpì lo Stato e una stagione
giudiziaria che aveva messo in crisi il potere mafioso.


A Capaci, il Giardino della Memoria “Quarto Savona Quindici” chiude l’itinerario. Il nome
richiama la sigla radio della squadra di scorta e la Fiat Croma blindata che seguiva la vettura
del magistrato al momento dell’attentato. Negli anni il Giardino è diventato uno spazio di
educazione alla legalità e di incontro con le scuole. Nel 2026, in occasione del 34°
anniversario della strage, è prevista la cerimonia di riconoscimento istituzionale del sito quale
Parco regionale della Memoria.


A dare unità a questo percorso è il significato della figura di Giovanni Falcone. Seppe vedere
prima di altri ciò che molti non volevano riconoscere: la mafia come potere organizzato,
capace di muoversi nell’economia, nelle relazioni sociali e nelle istituzioni. Ma la sua forza
non sta solo nell’averlo capito. Sta nell’aver trasformato quella consapevolezza in lavoro
giudiziario, in cooperazione investigativa, in strumenti destinati a restare. Per questo,
ancora oggi, il suo nome non appartiene soltanto alla storia della Repubblica: indica un modo
concreto di difenderla.

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